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giovedì 16 dicembre 2010

IMPORTANTE SCOPERTA A LAS PALMAS: DA UNA PROTEINA “SPIA” LA STRATEGIA PER COMBATTERE IL TUMORE DELL'UTERO


C'è un'importante novità nella lotta contro il tumore della cervice uterina ed è stata presentata nei giorni scorsi presso la sede dell'Hospital Universitario de Gran Canaria Doctor Negrin, a Las Palmas. Uno studio durato quattro anni ha fornito dati molto interessanti riguardo a una proteina, chiamata MVP, la cui maggiore o minore presenza nell'organismo consente di prevedere o escludere la possibilità di recidiva del tumore e, di conseguenza, attuare un trattamento antitumorale più mirato ed efficace.
Lo studio, chiamato "Ruolo della proteina MVP nella riparazione del DNA, la progressione tumorale e l'ipossia nel carcinoma cervicale: impatto pronostico”, è stato svolto dal farmacologo Fausto Goes Fontes Nieto, del Servizio di Oncologia radioterapica del Negrin, e diretta, all'interno del Dipartimento di Scienze cliniche dell'Università di Las Palmas de Gran Canaria, dai dottori Pedro Lara, Marta Lloret e Luis Alberto Henriquez.
«Questo studio rappresenta un passo avanti rispetto a ciò che è stato pubblicato finora su riviste scientifiche internazionali e ci indica che le pazienti colpite da tumore alla cervice con livelli ritenuti normali della proteina MVP hanno un'aspettativa di sopravvivenza eccellente» afferma il dottor Lara nel sottolineare i progressi già ottenuti nelle terapie di questo tipo di tumore mediante trattamenti più mirati proprio grazie a questa nuova scoperta. «Poter classificare bene ogni paziente in base al test della proteina MVP ci consente di scegliere il trattamento individuale più adeguato e di conseguenza meno tossico».
E non è tutto: l'importante scoperta, infatti, apre la porta alla creazione di nuovi farmaci in grado di bloccare l'azione di questa proteina in quelle pazienti che ne fanno registrare alti livelli nel sangue.
(nella foto, immagine di proteine presenti in indagini svolte su pazienti oncologiche)

giovedì 5 agosto 2010

IL CASO DEL GRANCANARIO JUAN ANDRÉS, UN MISTERO PER LA SCIENZA


Il caso del grancanario Juan Andrés Godoy Rivero lascia letteralmente stupefatti i neurochirurghi. Secondo i medici, questo giovane di 37 anni soffre di una malformazione a livello del talamo che è letale per chi ne è affetto. Tuttavia nessuno sa spiegarsi come fa a essere ancora vivo e a mantenere intatte le proprie facoltà mentali. Per questo Juan Andrés, che ha consultato medici di tutta la Spagna e anche stranieri per venire a capo della sua malformazione e possibilmente trovare una soluzione al suo problema, ha scritto un libro intitolato El salto, opera che si muove tra letteratura e filosofia e nel corso della quale dà una spiegazione piuttosto metafisica del suo caso.
Juan Andrés ha accusato il primo sintomo serio a 20 anni. Il 21 maggio 1994 infatti fu ricoverato nel Hospital Insular di Las Palmas de Gran Canaria, nel cui reparto di rianimazione rimase per tre mesi e mezzo in uno stato di coma molto grave. I medici non erano ottimisti e invitavano la mamma di Juan Andrés, Reyes Rivero, a prepararsi al peggio.
Ripresosi miracooosamente dal coma, Juan Andrés ha attraversato diverse fasi in cui sembrava di nuovo peggiorare. Una volta non riusciva più a muovere le palpebre, un'altra volta aveva problemi alle braccia.
Successivamente, sempre accompagnato dalla madre, ha cominciato a girare la Spagna alla ricerca di un medico in grado di curarlo.
Anche se attualmente le sue condizioni di salute sono buone, purtroppo non è ancora riuscito a trovarlo.
«Mia madre ha scritto anche alla dottoressa Hilda Molina, che lavora a Cuba, la prima donna a operare per curare il Parkinson» afferma il giovane «ma pare che anche lei non sia in grado di trovare un rimedio alla mia condizione».
Tuttavia è straodinario che, nonostante questo calvario, il suo cervello sia rimasto in ottime condizioni; migliori, anzi, di quelle in cui si trovava prima del coma.
«Nonostante i medici non abbiano ancora potuto fare niente per me, io non sono contro di loro, ma piuttosto sono contro la scienza» dice Juan Andrés. «Infatti penso che non riesca a spiegare molte cose».
E proprio su questo tema così importante medita nel suo libro El salto, che all'inizio può sembrare confuso ma che dopo poche pagine cattura totalmente l'attenzione del lettore.