giovedì 18 agosto 2016

I GUANCI E LE PIRAMIDI CHE COSTRUIRONO A GUĺMAR, SULL'ISOLA DI TENERIFE: IL MISTERO CONTINUA




Immagino avrete sentito parlare dei Guanci, gli antichi e misteriosi abitanti aborigeni delle Canarie, dalle origini sconosciute e poi sterminati durante la colonizzazione spagnola. A me la loro storia ha sempre affascinato e, sorpresa, in un vecchio numero della rivista Airone mare, risalente addirittura all'estate del 1994, ho trovato due articoli molto importanti ed esplicativi su di loro. Mi prendo la briga di riportarli qui, essendo molto lunghi. Ma penso possano dare un contributo alla conoscenza di queste magnifiche isole con la loro significativa storia, troppo spesso conosciute solo per i divertimenti che ora offrono a un turismo di massa, e non per la loro importanza nel mondo antico (e moderno). Ecco dunque il primo dei articoli, di cui è autore l'importante storico Valerio Massimo Manfredi (in un post successivo, il secondo articolo).

di Valerio Massimo Manfredi
Erano lì, sotto gli occhi di tutti, probabilmente da parecchi secoli, e nessuno, si può dire, ci aveva fatto caso. Nemmeno gli studiosi dell'Università La Laguna di Tenerife che sorge a poco più di trenta chilometri di distanza. Ci voleva Thor Heyerdahl ad agitare le acque.
Le Canarie sono il ponte tra Vecchio e Nuovo Mondo, si sa che erano frequentate dai Fenici e dai Cartaginesi, grandi e audaci navigatori che vi facevano sosta nelle loro rotte verso il golfo di Guinea o forse addirittura verso terre ben più lontane. La presenza di piramidi a Tenerife non poteva non interessare l'esploratore norvegese che ha dedicato la vita a dimostrare i contatti tra le antiche civiltà attraverso gli oceani.
Era innanzitutto riuscito a convincere il suo amico Fred Olsen, il noto armatore miliardario, ad acquistare l'intera area in cui sorgevano i monumenti oltre a un vecchio edificio coloniale, forse la più antica costruzione dell'isola di Tenerife che avrebbe potuto ospitare, in futuro, un museo.
Nel 1992 iniziarono le operazioni di pulizia del grandioso complesso, che risultò esteso su una superficie di oltre quarantamila metri quadrati, costituito da una serie di piramidi a gradoni, da lunghe vie, da recinti di muro a secco.
Interpellati, gli studiosi dell'Università La Laguna avevano dato una spiegazione sconcertante: a loro avviso si trattava delle pietre rimosse dai campi dei contadini e ammucchiate in quel luogo. Heyerdahl, ovviamente, non vi credette per un solo momento: troppa era la perfezione delle strutture, il rigore delle forme, l'imponenza delle costruzioni perché si trattasse di casuali mucchi di pietre ammassate. Gli astronomi dell'università rilevarono ben presto che i maggiori monumenti erano perfettamente allineati con la posizione del sole durate il solstizio d'estate mentre un accurato esame delle piramidi permise di scoprire che in taluni casi la roccia sottostante era stata tagliata per mantenere l'allineamento con le strutture murarie. Purtroppo non c'era in nessun luogo uno strato archeologico che potesse essere oggetto di scavo per cui non fu possibile recuperare la cronologia dei monumenti. Appariva comunque abbastanza evidente che si trattava di manufatti di grande pregio e importanza e che, con ogni probabilità, la loro destinazione doveva essere stata di carattere rituale connesso alla civiltà aborigena delle isole Canarie: quella dei cosiddetti Guanci. Ed era forse anche in questo fatto la spiegazione dell'oblio in cui era stato tenuto per tanti anni un complesso monumentale di quell'importanza.
La Spagna franchista, rigidamente centralista, aveva sempre scoraggiato o avversato sia le autonomie sia le culture locali e quindi anche la cultura canaria. Basta incontrare oggi gli studiosi di antichità isolane per vedere come la valorizzazione della storia e dell'archeologia dell'arcipelago sia un tutt'uno con lo spirito autonomistico che rivendica alle Canarie l'indipendenza politica. Taluni si spingono al punto di sostenere che il popolo canario sia legato al mondo africano.
In realtà, degli antichi Guanci non resta praticamente traccia. Nella sfortunata lotta di resistenza contro gli invasori spagnoli nel corso del XIV e del XV secolo, gli aborigeni furono quasi completamente sterminati. Si può dire anzi che l'assoggettamento delle Canarie fu per gli Spagnoli una specie di prova generale per la successiva conquista del Nuovo Mondo.

Cancellati dalla storia. Di origine quasi certamente berbera, come dimostra il loro linguaggio, parzialmente conservato nelle opere degli storici della conquista, i Guanci erano una popolazione primitiva che abitava in tutte le isole dell'arcipelago vivendo prevalentemente di pastorizia e reggendosi con un sistema tribale a capo del quale c'era il guanarteme, ossia il re. Vestivano di pelli rozzamente conciate, si cibavano di farina di miglio bruciata sul fuoco (il gofio), veneravano divinità legate alla natura e imbalsamavano i cadaveri chiudendoli dentro sacche di pelle di capra o dentro sarcofagi scavati nei tronchi d'albero. Ignoravano del tutto la navigazione, tanto che resta ancora un mistero come abbiano potuto emigrare dall'Africa in numero significativo.
La prima esplorazione sicuramente documentata dell'arcipelago risale all'età di Augusto quando il re della Mauritania, Giuba II, alleato di Roma, navigò con una flotta da Mogador e descrisse le isole una per una identificandole poi con le mitiche Isole Fortunate, secondo la definizione di Esiodo che così indicava una sorta di paradiso terrestre degli antichi situato nell'estremo occidente oltre le colonne d'Ercole.
In realtà, stando alla testimonianza delle fonti, è lecito supporre che le Canarie fossero frequentate da molto prima che vi mettesse piede il re della Mauritania. I piloti della sua flotta, in primo luogo, erano certamente Fenici di Lixus o di Mogador, due città che erano quasi certamente la base di partenza per le rotte dell'oro che conducevano all'Africa equatoriale.
È difficile pensare che simili spedizioni, attestate da fonti sia greche sia puniche, ignorassero l'arcipelago canario, preziosa base intermedia per rifornimento di cibo e acqua. Particolarmente interessante è un passo di Pindaro dall'Olimpica II che racconta di un “cammino degli dei fino alla torre di Chronos”, nelle Isole Fortunate. Sappiamo che in età successive l'isola di Tenerife era nota anche come “isola di Saturno”, il dio assimilato al greco Chronos e a fenicio Baal. La “torre di Chronos” di cui parla Pindaro potrebbe essere la versione greca di un'espressione punica che suonava come “la torre di Baal” e che indicava il vulcano Teide nell'isola di Tenerife, vero e proprio punto di riferimento per la rotta verso le Canarie. La sua forma piramidale si accosta benissimo al concetto di torre (nel senso di ziggurat) e lo stesso Heyerdahl racconta che poche ore dopo essere salpato con il Ra da Safi vide all'orizzonte il Teide, coperto di neve e con la sua tipica forma a piramide.
L'opera di Giuba è purtroppo perduta, ma ne resta un breve riassunto nel libro IV nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Tra le altre cose vi si dice che il re trovò in una delle isole dei cani di grossa taglia e ne portò con sé alcune coppie per addestrarli essendo un appassionato cacciatore. E fu da quei cani che l'isola venne battezzata Canaria, nome che fu esteso in seguito a tutto l'arcipelago. Plinio non fa alcune menzione di abitanti ma in un passo successivo della sua opera ricorda un popolo dell'Africa occidentale detto dei Canarii, perché si nutrivano di interiora di animali come fanno i cani. In realtà è noto che ancora nel 1700 quella zona era abitata da un popolo detto Ganar e non possiamo escludere che dal nome dato a questa etnia derivi quello dell'arcipelago, piuttosto che dai cani giganti di Giuba. È interessante comunque notare che esiste tuttora una razza di cani aborigeni chiamati perros majoreros, animali di grossa taglia e di tipologia molossoide, molto simili a quelli rappresentati in un in un famoso bronzo della città di Volubilis in Marocco. Non si può escludere che fossero stati importati nelle isole dai navigatori fenici che li allevavano nel Vicino Oriente.
Quando nel XIV secolo una spedizione portoghese guidata dal capitano fiorentino Angiolino del Tegghia de' Corbizzi riscoprì le Canarie, il suo nocchiero, Niccoloso da Recco, stese un'accurata relazione che confluì poi in un'operetta del Boccaccio, il De Canaria, che potremmo considerare come il primo esempio moderno della letteratura delle scoperte. In questa relazione si racconta, fra le altre cose, che in un tempietto venne trovata la statua di un uomo nudo che teneva una sfera in una mano e copriva le vergogne con il tipico costume canario: una sorta di pantaloni fatti di foglie di palma. Con ogni probabilità si trattava di una statua antica, probabilmente romana, che rappresentava un imperatore e che i Guanci avevano abbigliato alla loro maniera identificandola con una qualche loro divinità.
Purtroppo la conquista spagnola disperse o distrusse in gran parte le testimonianze, certamente preziosissime, delle età più remote della storia insulare e l'occasione irripetibile che si presentò ai primi esploratori del Rinascimento di rilevare una situazione intatta da millenni andò purtroppo in massima parte sprecata. Oggi i reperti della archeologia insulare si trovano per la maggior parte riuniti nei due principali musei di Santa Cruz di Tenerife e di Las Palmas di Gran Canaria e comprendono soprattutto le mummie e i poveri corredi rinvenuti nelle sepolture degli aborigeni. Non sono però trascurabili le testimonianze risalenti all'età antica: una serie di anfore romane rinvenute prevalentemente nelle acque di Lanzarote e non poche iscrizioni romane graffite sulle rocce, sempre a Lanzarote.

Le piramidi dimenticate. È difficile stabilire quale fosse il significato del grande complesso monumentale di Guímar ora valorizzato da Thor Heyerdahl. Una possibilità si può però indovinare nelle descrizione delle isole fatta da Torriani, un architetto del '500: in una stampa è rappresentata una scena della tipica “lotta canaria”, uno sport in cui i contendenti si battono con lunghe pertiche sopra una piattaforma di pietra. Doveva essere, nell'antichità, una lotta rituale, un po' come erano i ludi ginnici presso gli antichi greci e aveva certamente un significato religioso. Può darsi che questo fosse lo scopo o uno degli scopi delle piramidi a gradoni esplorate da Heyerdahl, e presenti, sembra, in altre parti dell'isola.
Da dove gli aborigeni ne avessero derivata la tipologia è ancora un mistero e così pure la sofisticata tecnica di costruzione, assai singolare se si pensa che la cultura dei Guanci non è ritenuta superiore alla fase neolotica. Uomini dell'età della pietra che erigono templi e adorano il Sole? Le mitiche Isole Fortunate, prima descritte dai poeti e poi scoperte dai marinai, non hanno ancora svelato tutti i loro misteri.
                                                                                                                        
                                            


mercoledì 17 agosto 2016

DAME SHIRLEY BASSEY ANCORA EMOZIONATA PER LA SUA VACANZA A GRAN CANARIA, IN CUI HA CONOSCIUTO LA SUA IMITATRICE: ARMANI D'YVINE DUFUSS




La sua visita a Gran Canaria data già qualche settimana fa, ma ancora qui tutti parlano del fascino e della classe di Shirley Bassey, ospite graditissima dell'Hotel Lopesan Costa Meloneras (nella foto in alto è con lo staff dirigenziale) giusto il tempo per passare una serena vacanza nella bella località del Sud dell'isola e assistere allo sfolgorante spettacolo Maspalomas di notte che si tiene tutte le sere al Gran Casino Costa Meloneras e la cui star è… lei, seppure impersonata da un'artista trasformista che la imita alla perfezione. La grande cantante inglese, celebre in tutto il mondo anche per aver interpretato le colonne sonore di tre film della serie di James Bond, ha assistito molto emozionata allo show, del quale i suoi più stretti collaboratori le avevano parlato in termini entusiastici, invitata dai suoi amici Fidel Rodríguez e Manuel Dalgó, direttori dello spettacolo.
Sebbene non si sia esibita in alcuno dei suoi celebri brani musicali, la diva della musica degli Anni '60 e '70, ha voluto passare per il back stage dello spettacolo per salutare tutti gli artisti che vi partecipano e felicitarsi con loro dell'eccellente lavoro. Il momento più emozionante è stato proprio l'incontro con l'artista che da anni la imita perfettamente in tutte le sfumature dei suoi gesti e delle sue espressioni, prendendone in prestito la voce: Armani D'Yvine Dufuss. Nei video seguenti tratti da YouTube, il momento dell'incontro tra le “due” Shirley Bassey e parte di un'esibizione di Armani D'Yvine al locale Fanny Boys del Centro Commerciale Yumbo di Maspalomas-Playa del Inglés nei panni, appunto, della grande cantante inglese. Il loro incontro ha suscitato enorme emozione anche tra gli altri artisti di Maspalomas di notte e tra il pubblico presente, lasciando in tutti, anche nella cantante stessa, un ricordo indelebile nel tempo.





RAY ZAPATA, GINNASTA PER CASO: LA STRAORDINARIA VITA DELL'ATLETA DOMINICANO DIVENTATO CANARIO



La vita di Ray Zapata cambiò completamente dopo aver consultato un medico della Repubblica Dominicana. Allora non aveva ancora compiuto otto anni e soffriva già di mal di testa molto forti. Si trattava di un'emicrania molto severa e preoccupante per la sua età, come gli fu confermato in seguito, ma allora un medico gli diagnositcò per errore un “principio di epilessia”. In realtà non aveva mai sofferto un attacco di questa malattia, tuttavia dovette sottoporsi a un trattamento con farmaci molto potenti e costosi. La sua famiglia, che viveva senza grandi mezzi appunto nella Repubblica Dominicana, non aveva il denaro sufficiente per continuare a comperarli, così i suoi genitori presero una decisione drastica: Raysa, sua madre, sarebbe emigrata da sola alle Canarie, e precisamente a Lanzarote, dove viveva una cognata. Arrivò a Arrecife  e cominciò a farsi in quattro per aiutare il marito e i quattro figli che erano rimasti nel suo Paese d'origine. Lavorando duramente come domestica riuscì a racimolare e a mandare al marito il denaro per comperare le medicine per Ray. Finché un giorno si mise in contatto con un'associazione di malati di epilessia, dove le spiegarono che uno ha o non ha l'epilessia, non può avere “un principio”. A Santo Domingo, il padre convinse di questo i medici che ritirarono la loro diagnosi e tolsero a Ray i farmaci gradualmente.
«Però ci è mancato poco che me lo ammazzassero» afferma adesso Raysa, proprietaria assieme al marito, Julio Zapata, del bar Tinache di Arrecife.
Raysa arrivò a Lanzarote nel 2000 e per garantire la salute del figlio Ray restò più di due anni senza poter ritornare a casa a rivedere i familiari. Finalmente, quando ottenne la nazionalità spagnola, poté chiedere che si ricongiungessero a lei, così da poter curare al meglio il suo Ray. E adesso, dopo sedici anni dal suo arrivo nell'isola dei vulcani, Ray Zapata non solo ha superato completamente quell'episodio della sua infanzia che ha cambiato il suo destino, ma è anche diventato un atleta olimpionico.
Ormai stabilitosi a Lanzarote, dove è arrivato a dieci anni di età, infatti si appassionò quasi subito alla ginnastica artistica. «Era un chico pieno di energie e aveva bisogno di praticare molto sport, per cui cominciò facendo atletica e pallacanestro» ricorda ancora Raysa. «Riuscì ad abbinare entrambe finché scoprì la ginnastica, che è tuttora la sua passione».
«Cominciai a praticarla all'età di undici anni, molto in ritardo rispetto ai miei compagni di club di Arrecife» spiega Ray. «Però, con duri allenamenti, l'anno seguente ero già a un buon livello di preparazione. Tanto che ben presto cominciai a vincere i campionati che si svolgevano alle Canarie, nelle specialità parallele e salto, le mie preferite, nelle quali gareggio a Rio de Janeiro. A 17 anni, dopo aver ottenuto la nazionalità spagnola, mi offrirono di andare ad allenarmi al Centro di Alto Rendimento di Barcellona con la direzione tecnica di Victor Cano. Tre anni dopo, la selezione mi chiamò a far parte della squadra per competere a livello internazionale e così, a 20 anni, decisi di andare a Madrid».
Le giornate di Ray si svolgono sempre in modo molto regolare, settimana dopo settimana. «Mi alzo verso le 9 e faccio colazione» racconta «poi mi alleno dalle 10 fino alle 14, dopo di che  pranzo e faccio una breve siesta. Torno ad allenarmi a partire dalle 16,30, però in maniera molto soft, con fisioterapia, sauna, spa e altro ancora per scaricare  muscoli e riposare. Quest'anno, inoltre, ho deciso di sospendere i miei studi per diventare Tecnico delle attività fisiche sportive e di concentrarmi sulle gare olimpiche, ma dopo Rio li riprenderò».
Ray assicura di accettare senza problemi i sacrifici che la sua attività impone. L'unica cosa che gli pesa di più è stare lontano dalla  famiglia, anche se ormai è un adulto e sa di dover trovare la propria strada in piena autonomia.
«Se la ginnastica ti piace, però, non è assolutamente un sacrifico, ma anzi un'attività che ti dà grandi soddisfazioni» dice convinto Ray, che adesso si allena sotto la guida di Fernando Síscar, il selezionatore spagnolo. «Ma se sono arrivato fin qui devo ringraziare chi, alle Canarie, ha creduto in me e mi ha aiutato anche con contributi finanziari per consentirmi di continuare ad allenarmi e gareggiare. E devo ringraziare anche quella diagnosi sbagliata, che mi ha portato ad approdare all'altra parte dell'Atlantico e mi ha permesso di vivere un autentico sogno».




PER JUSTIN BIEBER UNA CASA PER LE VACANZE A LANZAROTE. ECCO LE FOTO


Alla fine anche Justin Bieber, come tanti altri divi del mondo dello spettacolo, ha ceduto al fascino delle Canarie. È di questi giorni la notizia che il popolarissimo cantautore e musicista canadese, autentica rivelazione della pop music di questo secondo decennio del XXI secolo e indiscusso sex symbol per milioni di teen agers, ha concluso le trattative per l'acquisto di una casa a Lanzarote per trascorrervi le vacanze lontano dallo star system ogni volta che non è impegnato nella registrazione dei suoi favolosi album o nei suoi applauditissimi tour mondiali. Dal suo entourage non sono finora efiltrati particolari circa l'acquisto. Per esempio si ignora come la scelta di Bieber sia caduta proprio su una costruzione moderna e lussuosa ma estremamente essenziale nelle linee e negli arredi che sorge proprio nell'isola dei vulcani, incastonata assieme alla sua piscina in un paesaggio da sogno e non lontana dal mare, quanto Bieber abbia sborsato per penderne possesso e quando abbia intenzione di mettervi piede per la prima volta. Ma qualcuno del suo staff deve avere avuto (forse) l'autorizzazione di mettere a disposizione dei media le foto di questa favolosa casa (in basso) che, c'è da scommetterlo, diverrà senza ombra di dubbio meta del pellegrinaggio di centinaia di sue fans in vacanza sull'isola nella speranza di poter incontrare il proprio idolo e magari scattare un selfie accanto a lui.
Il discusso cantautore nato nel 1994 a One Time e My World, quest'ultimo certificato tre volte disco di platino, incontrando via via sempre maggiore fortuna, fino diventare la star che sappiamo. Sono seguiti altri fortunati brani come Baby, Love Me, Favorite Girl, One Less Lonely Girl e tanti altri,  e altrettanti numerosi premi, e oggi Justin può contare su varie decine di milioni di followers su Facebook e Instagram.
Nato nel 1994 a London (Ontario), come si sa, Bieber ha iniziato la carriera postando su YouTube assieme alla madre alcune sue interpretazioni che, notate dal produttore statunitense Scooter Brown, hanno rappresentato il suo trampolino di lancio nel mondo musicale. Dopo un provino presso una multinazionale della discografia di Atlanta, tra il 2009 e il 2010 ha inciso i suoi primi brani tra cui
Apprezzato per il suo impegno a favore, tra i tanti, della comunità gay e LGBT o dei terremotati di Haiti, è però anche noto per le numerose intemperanze e per certi atteggiamenti eccessivi che gli hanno attirato numerose critiche. E chissà, forse anche per trovare un po' di pace ha scelto di trascorrere periodicamente le sue vacanze in questa stupenda casa di Lanzarote, in un paesaggio lunare e lontano da tutto e da tutti, in compagnia solamente della fidanzata di turno, tra le tante che gli si attribuiscono senza sosta e che suscitano regolarmente l'invidia e le ire delle sue fans.






giovedì 30 giugno 2016

ADRIÁN SANTANA, CAMPIONE DI NUOTO NONOSTANTE IL SUO AUTISMO


Adrián Santana è un ragazzo di 21 anni originario di Arinaga (una località di Gran Canaria) affetto da autismo. Ma il suo disturbo non gli ha impedito di diventare un nuotatore dalle insperate possibilità. Si allena regolarmente con Guana Mendoza, un tecnico che appena saggiate le sue qualità sportive ha subito creduto in lui.
«Fin da piccolo è affascinato dall'acqua che lo rilassa mentalmente» dice Juani Hernández, sua madre. Restava fisso per ore sulla spiaggia di Arinaga e finché la sua pelle non si aggrinzava tutta, dalla testa ai piedi, non usciva mai dall'acqua».
Cinque anni fa è entrato nel suo primo club, il Salinas, con il quale ha cominciato a gareggiare.
Fin dal principio ha dimostrato di avere notevoli potenzialità. L'anno scorso ha cambiato quadra e ha iniziato a far parte del Club di Nuoto Tensalu. Ma subito dopo ha cominciato ad allenarsi contemporaneamente anche con il Metropole, per cui attualmente appartiene ai due club.
Recentemente Adrián ha gareggiato in Dos Hermanas (Sevilla) nel Campionato di Nuoto per Disabili Intellettivi dove si è particolarmente distinto.
«Ha vinto nove medaglie, sette d'oro e due d'argento» dice orgogliosa sua madre. «Inoltre ha stabilito cinque record a staffetta con altri atleti della sua squadra, e uno personale in 200 metri dorso».
Il suo prossimo obiettivo è il Campionato internazionale che si terrà a luglio in Italia e nel quale rappresenterà il Tensalu.
Adrián si allena due ore al giorno dal lunedì al venerdì, e qualche volta anche il sabato, nella piscina di San Fernando nel Sud dell'isola, vicino a Maspalomas.
«È sempre molto impegnato, e ogni giorno dobbiamo andare in macchina dal Nord al Sud dell'isola perché si possa allenare regolarmente, ma questo è ciò che più gli piace e va bene così» dice Juani, contenta anche perché spesso il suo ragazzo si allena con nuotatori normodotati, e questo gli giova molto.
Il giovane nuotatore è stato anche Campione delle Canarie nella categoria S14, la massima per disabili intellettivi, e secondo a livello nazionale.
«Il suo allenatore è molto contento di lui perché dice che ha molte possibilità di migliorare ancora e che con lui è molto facile lavorare perché non si lamenta mai» dice ancora Juani.
Ed è proprio questo è il miglior modo per tentare di realizzare il suo sogno: quello di partecipare ai Giochi olimpici del Giappone. Il cammino sarà lungo, ma Adrián ha dimostrato più del dovuto di voler superare ogni ostacolo e con il suo talento, unito all'impegno e allo sforzo che mette ogni giorno, di raggiungere tutto ciò che si prefigge. Un bell'esempio per tutti i ragazzi disabili che hanno bisogno anche di modelli positivi cui ispirarsi per vincere il proprio handicap.



DIFENDIAMO GLI SQUALI, GARANZIA DI SALUTE ED EQUILIBRIO DEI NOSTRI MARI


Lo scorso 12 giugno è stata una giornata importante per la Alianza Tiburones Canarias, un'associazione che si occupa appunto della difesa degli squali ospitati nelle acque delle Canarie e che per quella data ha organizzato con grande successo e adesione del pubblico una corsa solidale di due chilometri che si è tenuta a Pozo Izquierdo, una località dell'isola di Gran Canaria.
«Gli oceani sono contemporaneamente i polmoni e il cuore del nostro pianeta» affermano all'Alianza. «Proprio come il nostro cuore si contrae per diffondere il sangue in ogni parte del corpo, l'oceano mette in comunicazione le persone attraverso la Terra, in qualunque luogo vivano. L'oceano regola il clima, ogni anno nutre milioni di persone in ogni angolo del mondo, produce la maggior parte dell'ossigeno che respiriamo, è il luogo di un'incredibile varietà di flora ed è fonte di sostanze preziose per la nostra salute. E gli squali, come predatori al vertice delle ricca fauna che l'oceano ospita e spesso prede a loro volta dell'uomo, rappresentano una parte critica di questa biosfera in fragile equilibrio. Perciò, per garantire la salute e la sicurezza delle comunità costiere, è assolutamente necessario che ci prendiamo cura degli oceani. La salute di tutti dipende da un oceano pulito, sano e produttivo. E senza squali perderemo tutto ciò».
Ogni anno in giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani e la Alianza Tiburones Canarias si associa con convinzione a tale ricorrenza mediante un'attività divulgativa e partecipativa estesa a tutta la famiglia, senza limite di età.

venerdì 17 giugno 2016

MIGUEL BOSÉ CANTERÀ A GRAN CANARIA IL PROSSIMO 20 AGOSTO, TAPPA DEL SUO RECENTE “AMO TOUR” CHE SI PREANNUNCIA MEMORABILE


Dopo i grandi successi ottenuti in Messico, Paese dove ormai da alcuni anni è una vera super-star, e in Guatemala, dove ha concluso il suo tour latino-americano il 4 giugno scorso, Miguel Bosé parte alla riconquista della sua Spagna. Sta per portare nel Paese d'origine l'ultimo, spettacolare Amo Tour ispirato al suo ultimo cd intitolato appunto Amo, pubblicato quasi due anni fa, tour che toccherà le principali città della penisola iberica a partire da Valencia, data prevista il 20 giugno prossimoIl 20 agosto invece presenterà per la prima volta il suo innovativo spettacolo alla Gran Canaria Arena, con la collaborazione della Consejería de Deportes del Cabildo. L'artista, che recentemente si è trasferito a Panama, resta molto legato alla Spagna e ha voluto riallacciare il rapporto di stima e affetto con i suoi fan spagnoli in un momento personale e professionale rilevante, che del resto si riflette in modo chiaro e fortunato nello spettacolo che prende il nome dalla sua ultima fatica discografica. «In questo tour» dichiara l'artista «si conclude il ciclo dei “Papiti” che ha avuto una formula spettacolare, più tradizionale e legata ai grandi successi».
Più intimo, più personale. Più Bosé che mai. L'ultimo disco del popolare cantante, Amo, lo ha restituito al panorama musicale alla grande. E il suo Amo Tour è uno spettacolo davvero innovativo, dalla scenografia impattante, che si avvale della più recente tecnologia in fatto di luci, suoni, video e di tutti i supporti tecnici ai quali Bosé ci ha abituati.  Si tratta dello spettacolo più fantasmagorico e avanguardista dell'artista madrileno.
«Voglio che il pubblico sia testimone di tutto ciò che mi ha riguardato nella vita, dalla mia infanzia fino al giorno d'oggi» dice ancora Bosé. «Le mie emozioni, le mie esperienze anche più personali, a cuore aperto. Inoltre nello show c'è un'infinità di elementi spettacolari, dall'aritmetica all'astronomia, dalla biologia alla letteratura e molto altro ancora. È tutto una bellezza unica, con una scenografia che cambia a ogni istante».
L'universo Bosé torna dunque a Gran Canaria dopo anni durante i quali l'artista era stato a lungo assente dall'arcipelago canario, e promette di farlo con uno spettacolo davvero unico, qualcosa che il pubblico canario non può perdere e che non dimenticherà per molto tempo.
I biglietti di ingresso si potranno acquistare in www.boselaspalmas.com, al Centerticket (situato nel Centro commerciale Las Arenas di Las Palmas de Gran Canaria) e in tutti gli uffici postali. Il prezzo di un posto varia da 30€ fino a 82€ per l'ingresso Premium.