giovedì 26 dicembre 2013

LUNA DI MIELE ALLE CANARIE PER CHRISTIAN E ANASTASIA, I PROTAGONISTI DEL FILM “50 SFUMATURE DI GRIGIO”

Jamie Dornan e Dakota Johson, gli attori protagonisti
di 50 sfumature di grigio, il primo dei film che verranno
tratti dalla famosa trilogia di romanzi che in tutto il mondo
finora ha venduto 70 milioni di copie.
Sotto, altre foto di Jamie Dornan e Dakota Johnson. 




50 sfumature di grigio è il primo dei romanzi della la trilogia hard più famosa del momento, di cui tutti parlano, caratterizzata da scene di un erotismo spinto ed esplicito, da pratiche sessuali sadomasochistiche. Scritta da E. L. James, in tutto il mondo finora ha venduto 70 milioni di copie, ed ecco la scelta, a questo punto obbligata, di farne tre film, la cui sceneggiatura è curata dalla stessa autrice del romanzo. Protagonisti della versione cinematografica del primo episodio, intitolato appunto 50 sfumature di grigio, sono Jamie Dornan, affascinante attore e modello irlandese di 31 anni straripante di virilità che impersona Christian Grey, seduttore irresistibile, e Dakota Johnson, 24 anni, modella e attrice dalla bellezza provocante, figlia di Don Johnson e Melanie Griffith, nei panni del personaggio di Anastasia Steele. Risale a poche settimane fa il primo ciak, battuto in un bar di Vancouver, quando si è girata una scena in cui si vedono solo i due protagonisti, e già si sa che prossimamente la troupe, diretta dalla regista inglese S. Taylor Johnson si trasferirà in Spagna (dove tra l'altro Jamie Dornan alias Christian Grey incontrerà una sua ex moglie, personaggio per il quale si ricerca un'attrice spagnola) e alle Canarie per girare altre scene in cui Christian e Anastasia trascorrono un'indimenticabile luna di miele in luoghi dal fascino speciale.
Nella scena girata al bar, Jamie, bellissimo, sensuale, vestito con un completo grigio, gilet e gemelli, arriva al tavolo portando un vassoio con due tazzine di caffè. Lei, look molto naturale, capelli color castano con riflessi chiari, giacca aderente, sciarpa a pois, lo guarda sconvolta da tanta bellezza e sensualità, e sente già di essere… sua.
I produttori fanno sapere che 50 sfumature di grigio uscirà in due versioni: una decisamente hard, fedele alla trilogia alla quale si ispira, e una più sobria. Pare abbiano voluto permettere agli spettatori di scegliere l'una o l'altra, a seconda della propria sensibilità o per meglio dire… morbosità. E l'uscita del primo film è prevista per il 13 febbraio 2015, vigilia di San Valentino.
Altri interpreti di 50 sfumature di grigio sono Eloise Mumford (Kate Kavanagh, la migliore amica di Anastasia), Victor Rasuk (José, grande amico di Anastasia e rivale di Christian), Jennifer Ehle (la mamma della protagonista), Max Martini (impersona il guardaspalle del protagonista), Jason Taylor e Marcia Gay Harden (la madre di Christian).
E poiché anche al cinema verrà seguito lo schema della trilogia scritta, a questo primo film seguiranno negli anni 50 sfumature di nero e 50 sfumature di rosso.  

lunedì 23 dicembre 2013

IL GUANCHE DEGLI ANTICHI ABORIGENI CANARI PREISPANICI TORNERÀ A ESSERE PARLATO?

La raffigurazione di una coppia di Guanches delle
Isole Canarie tratta da un libro del XV secolo.
Il guanche, la lingua di origine berbera che parlavano gli aborigeni delle Canarie prima della conquista spagnola del secolo XIV, è ormai morta però, se lo volessero, le popolazioni e le amministrazioni locali canarie potrebbero tornare a usarla sei secoli dopo la sua caduta in disuso.
«Probabilmente una variante del amazige, il guanche che si parlava appunto alle Canarie sparì gradualmente dopo l'arrivo degli spagnoli su queste isole, proprio come accadde in America latina con gli idiomi indigeni» spiega Mohand Timaltine, professore specialista in lingua berbera dell'Università di Cádiz. «Il supposto sterminio della popolazione autoctona, il fatto che parlava il guanche una popolazione frammentata tra le varie isole e la forza di una lingua scritta, lo spagnolo, contribuirono alla sparizione dell'idioma locale, fondamentalmente orale. Ma non è automatico che si tratti di una lingua morta per sempre. Ne abbiamo un esempio significativo nel maltese, una lingua sparita a Malta nel secolo XVI e recuperata negli Anni Sessanta del secolo scorso, che oggi è una delle lingue ufficiali dell'Unione europea. La stessa cosa avvenne con l'ebraico, una lingua che tutti consideravano analogamente ormai morta, ma che in tempi più recenti è stata recuperata per essere parlata in Israele, e ora in quel Paese è lingua ufficiale. Certo, la realtà alle Canarie è ben diversa e, per il momento, né nelle sue università pubbliche né nelle sue scuole si insegna il berbero, al contrario di ciò che avviene in Cataluña, dove dal 2005 si sperimenta il suo insegnamento in alcune scuole pubbliche, con la presenza importante di allievi di origine nordafricana. È quanto meno singolare che nelle Canarie, dove in origine si parlava appunto una lingua simile al berbero, non ci sia interesse a imparare questa lingua che accomuna quelle parlate in Paesi tanto differenti come Egitto, Tunisia, Libia, Algeria, Marocco, Mauritania, Mali, Niger e Burkina Faso. Recentemente, però, incomincia a prendere piede l'idea di un'identità propria canaria e alcuni gruppi lottano per liberarsi da quella specie di “cappa di piombo culturale esclusivamente spagnola” che impedisce lo sviluppo di certi aspetti identitari locali e guardano anche verso l'Africa. Del resto, il ruolo della lingua berbera diventa sempre più importante dal momento che è accompagnato da un movimento laico a favore di una diversità linguistica, culturale e religiosa che si oppone all'islamismo».
In Marocco una larga parte della popolazione parla il berbero, dichiarato lingua ufficiale, mentre in Algeria, Mali e Niger questa è la lingua nazionale. In Libia e Algeria sarà lingua ufficiale in poco tempo, secondo il professor Timaltine. Intanto a Melilla già dagli Anni Novanta del secolo scorso alcuni movimenti sociali chiedono che il berbero venga dichiarato lingua locale.

martedì 3 dicembre 2013

A BORDO DEL “VIENTOS DEL SUR”, PICCOLO HOTEL GALLEGGIANTE MA ANCHE VELIERO DISPONIBILE PER OGNI EVENTO

In queste due foto e in basso, Jorge Toledo e Raquel Córdova, che a Lanzarote
accolgono i turisti sul loro “Vientos del Sur”, dotato di due cabine
doppie e di tutte le comodità necessarie per una vacanza diversa ma confortevole. 
Un tempo era un classico veliero, ora è rinato come un piccolo hotel galleggiante, il primo che esista nelle Canarie. L'idea e la realizzazione del progetto si devono agli imprenditori lanzarotegni Jorge Toledo e Raquel Córdova. Lunga 14 metri, l'imbarcazione, denominata “Vientos del Sur”, è stata completamente ristrutturata e dispone di tutte le comodità necessarie per trascorrere una vacanza diversa e confortevole. Si tratta di un Jongert Clipper 44 costruito nel 1971 in un cantiere olandese, ed è fatto di legno con struttura in acciaio. Ha la sua base a Puerto Calero nel municipio di Yaiza (Lanzarote). La storia di questa barca alle Canarie ebbe inizio nel 1975, anno in cui i proprietari di allora, una coppia di sposi americani, in seguito a una tempesta ebbero la sfortuna di andare a incagliarsi sulla Playa Francesa, nell'isola de La Graciosa. Jorge, il nonno dell'attuale proprietario, e Manolo Jordàn soccorsero i passeggeri, che però subito dopo si disfarono del veliero. Così la barca passò nelle mani dei due soccorritori, che decisero di occuparsene. Nel 2006, infine, Jorge Toledo, l'attuale proprietario, si è preso carico del “Vientos del Sur”, che da tempo restava fermo in porto. È bello, elegante e può ospitare comodamente sei persone. Dispone di due cabine doppie, cucina ben attrezzata con forno e frigorifero di grande capacità, bagno con doccia ad acqua calda, sala da pranzo, angolo per pranzare in coperta, solarium, impianto hi fi, biancheria, asciugamani e tutto l'occorrente per il bagno, tutto incluso nel prezzo. Quanto ai prezzi, per ogni notte una coppia spende 85 euro, inclusi prima colazione e pulizia. Per occupare la seconda cabina, una coppia di ulteriori clienti paga 50 euro al giorno. Naturalmente il prezzo di affitto lievita se gli ospiti optano per la mezza pensione o decidono di prendere il mare per una escursione.
Navigare è la grande passione di Jorge Toledo, e non poteva essere che così, dal momento che è nato in una famiglia di lunga tradizione marinara, una passione che del resto condivide con la compagna Raquel.
Jorge ha studiato economia negli Stati Uniti e Raquel, alicantina da soli due anni approdata a Lanzarote, ha lavorato come speaker di radio e televisione e in seguito si è formata nella prestigiosa scuola alberghiera di Malaga per dedicarsi alla ristorazione. Insieme si sono imbarcati in questa avventura con la quale intendono offrire, per usare le loro parole, «un servizio nautico appetibile per residenti e turisti, prima inesistente nelle Canarie, in un settore con domanda sempre maggiore».
“Vientos del Sur” compie anche escursioni private per gruppi fino a dieci persone per tutta l'isola di Lanzarote e inoltre a La Graciosa e alla Isla del Lobos, tra le varie mete; inoltre partecipa a regate ufficiali e offre turismo di avventura con viaggi a Madeira, Agadir e così via. Ma non è tutto. “Vientos del Sur” è a disposizione per eventi di ogni tipo, come matrimoni in alto mare, compleanni, feste di addio al celibato, uscite per ammirare il tramonto e perfino cerimonie… per dare l'ultimo addio a un proprio caro con lo spargimento delle ceneri.
Tutte le informazioni sulle offerte si possono trovare in www.vientosdelsurlanzarote.com
Ultima informazione: “Vientos del Sur” è a disposizione della comunità LGTB e ha assunto anche la denominazione “Gay friendly”.    

martedì 19 novembre 2013

BENVENUTI AL ROQUE BENTAYGA, LUOGO STORICO E SACRO DI GRAN CANARIA









Dal 26 ottobre scorso, il Roque Bentayga, il monolito formatosi quattro milioni di anni fa proprio al centro della Cuenca de Tejeda (Conca di Tejeda, una località di Gran Canaria) è diventato una meta irrinunciabile per chi vuole scoprire le bellezze più caratteristiche e “arcane” dell'isola. Davvero si può dire che i visitatori del Roque Bentayga giungano un po' da tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda al Canada, dal Giappone alla Russia,  dall'Italia ai Paesi dell'Europa dell'est. Basta deviare dalla strada che porta ai villaggi di El Chorrillo, La Solana, El Roque o La Higuerilla, e dopo qualche centinaio di metri verso la sinistra della statale GC-671 comincia lo spettacolo straordinario di rupi e faraglioni che ricordano un paesaggio lunare. Giunti al Centro de interpretación, un Centro informazioni diremmo noi, ricavato da una sorta di grotta scavata nell'edificio vulcanico e sul cui “tetto” si può parcheggiare l'auto , si è accolti da una gentile guida che accompagna i turisti in una visita gratuita (così come gratuito è anche l'ingresso al sito), della durata di una mezz'ora, su e giù per i sentieri, le grotte e i tesori a cielo aperto che il Roque Bentayga racchiude (un po' come anche il suo “confratello”, l'ancor più celebre Roque Nublo, poco distante da lui), per far loro ammirare dall'alto lo stupendo panorama di quella che in tempi remoti fu una caldera vulcanica, in seguito sprofondata su se stessa. Il percorso, così come il Centro de interpretación, è stato ripulito e rimesso a nuovo, e inoltre dotato di pannelli esplicativi e anche di diversi appigli sistemanti appositamente nel caso sfortunato in cui, dopo aver ignorato i segnali di avvertimento qualcuno… perda l'equilibrio e finisca diritto sul fondo della Biosfera!
L'affluenza di pubblico naturalmente aumenta durante i week end quando, mescolati ai turisti stranieri, si possono notare anche diversi canari, magari per la prima volta allo scoperta di questa meraviglia della natura, di questo luogo carico di ricordi anche drammatici. Fu qui, a oltre 1400 metri di altitudine, tra rocce e speroni, spaventosi precipizi e fenditure, che si rifugiarono gli abitanti dell'isola durante uno degli ultimi episodi di resistenza nei confronti dei “conquistadores” spagnoli, nell'aprile del 1483. L'assalto agli indigeni era comandato da Pedro de Vera che, nonostante avesse dispiegato molti uomini armati di spada per annientare quelli che chiamò “barbari”, questi, a furia di lanci di tronchi d'alberi, pietre e tutti gli oggetti contundenti che trovarono sul posto riuscirono a decretare la ritirata degli spagnoli, i quali arretrarono dopo aver lasciato a terra otto morti e un buon numero di feriti.
A organizzare quella strenua difesa dall'alto del Bentayga fu un certo Bentejuí. Purtroppo, però, lui e i suoi uomini furono vinti dalla forza spagnola, il 29 aprile di quello stesso anno 1483, nel luogo dove poi fu costruita Santa Lucía de Tirajana. Ma il Roque Bentayga è sempre là, solido e incrollabile, come stesse sempre all'erta per vedere se per caso stiano ritornando quelli che si arresero ai “barbari” e alle sue impervietà, ai suoi picchi e ai suoi precipizi.
Ma il Bentayga non è un ruolo sacro solo per questo. Da secoli era anche il rifugio de los Guanches, gli antichi indigeni canari, che in questo luogo anticamente avevano scavato stanze-grotte in cui vivevano al riparo dalle intemperie e seppellivano i loro morti, come quella chiamata “del Guayre” o “del Rey” (del Re), una delle più spettacolari che esistano a Gran Canaria.
Di ritorno nel Centro de interpretación, si può tranquillamente ripetere questo percorso attraverso cinque secoli grazie a proiezioni in tre dimensioni, una mostra delle famose armi contundenti scagliate dai “barbari” più altre in ferro e acciaio recuperate in altri siti, scritti di storici, una ricostruzione topografica e cartografica dei suoi luoghi più significativi, come appunto la Cueva del Guayre, le decorazioni e incisioni rupestri e un muro di fortificazione, lungo molti metri, ultimo bastione del Roque Bentayga, come tanti altri monumenti tanto spettacolare quanto sacro.

venerdì 15 novembre 2013

L'ARCIPELAGO DI CHINIJO, ACCANTO A LANZAROTE, DELIZIA PER GLI OCCHI E PARADISO PER CHI AMA LE IMMERSIONI SUBACQUEE

Un'isola, quattro isolotti e 70.700 ettari di mare: ecco l'arcipelago Chinijo. Quasi “dimenticato” nella parte orientale delle Canarie, è un luogo dove immergersi tuffarsi vuole dire addentrarsi nella maggiore biodiversità di questa porzione di Oceano Atlantico, con acque chiare e trasparenti e una vita che trae sostentamento delle grandi quantità di nutrienti trasportati dalle abbondanti correnti marine.
Un passaggio attraverso le rocce di Famara, al nord di Lanzarote, è sufficiente per scoprire la spettacolare vista della Riserva Marina con l'isola di La Graciosa e gli altri isolotti, la più grande in Europa, quella che conserva sotto le sue acque un vero mosaico di flora e fauna tipiche dei Tropici. I flussi di acqua fredda e ricca di nutrienti che giungono dalla costa africana e la estesa piattaforma della zona fanno dell'arcipelago Chinijo un ambiente marino con fondali poco profondi e acque chiare, ben illuminate, ricche di pesci grandi e specie spettacolari, che sotto i raggi solari mostrano gli splendidi colori fluorescenti. Certi fondali, tuttavia, sono scoscesi come è tipico delle zone vulcaniche e in essi si sono formate spettacolari gallerie e tunnel sottomarini all'interno dei quali la vita sorprende per la sua spontaneità e scattare fotografie diventa un vero piacere.
La Graciosa è l'unico luogo abitato dell'arcipelago Chinijo: appena 500 persone il cui sostentamento principale è la pesca. Gli altri isolotti, Alegranza, Montaña Clara, Roque del Este e Roque del Oeste sono semplicemente eruzioni vulcaniche i cui migliori segreti sono conservati sotto la superficie del mare. Infatti un tunnel sottomarino attraversa da un lato all'altro Roquel del Este e ospita una quantità di specie marine difficilmente apprezzabili in altri luoghi. Aragoste di grande volume, tra cui quella canaria, esclusiva di questi mari, volteggiano tra le pareti dei tunnel, mentre attorno a loro tutti i tipi di pesci convivono nell'habitat marino più vergine delle Canarie. E anche il più selvaggio. Circa 228 diverse specie sottomarine hanno deciso di installarsi in questo luogo nel quale lo stress è bandito. Ma completano il paesaggio sottomarino altre 300 specie di flora marina. Senza dimenticare gli squali. Attraverso l'arcipelago ne viaggiano di tanto in tanto diverse specie, soprattutto esemplari di quella denominata Angel o Angelote, di aspetto mite e che amano cacciare le prede seminascosi
nella sabbia.
Altre attrattive dell'immersione in queste acque sono i resti pietrificati che si conservano da alcuni secoli, indizi di qualche battaglia piratesca, poiché questa era una zona di transito di corsari. Precisamente nell'area nota come El Veril del Ancla, nel braccio di mare tra le Rocce di Famara (Lanzarote) e il Puerto de Caleta de Sebo (La Graciosa), ci si può immergere tra numerose ancore di navi pirata, che con il trascorrere del tempo sono diventate parte del paesaggio sottomarino e rappresentano un rifugio naturale per le tante specie che si sono abituate a vivere al riparo dai tanti pericoli di un luogo così selvaggio.
Nell'arcipelago Chinijo sono almeno una dozzina i punti di immersione a disposizione. Uno di questi, conosciuto con il nome di Los Ojos de Dios (Gli Occhi di Dio) si distingue per la spettacolarità del suo paesaggio sottomarino. L'effetto della luce che penetra attraverso le numerose caverne sommerse presenti in questo luogo, solcate dalle colate di lava, ha dato luogo a questo nome. Ed è difficile vedere una tale ricchezza di vita in altri luoghi.
In corrispondenza della costa di Montaña Clara, a circa quaranta metri di profondità, si possono poi ammirare diverse specie di corallo arancione, probabilmente le uniche in tutte le Canarie, la cui altezza può raggiungere i due metri. Poco distante, il fondale può sprofondare fino a 800 metri, ed è qui che si possono avvistare tonni che possono raggiungere anche i 200 chili di peso.
Nell'isola di Alegranza, poi, una grotta sottomarina alla quale manca la volta nella sua parte terminale forma uno degli scorci più spettacolari che la natura abbia mai creato, e qui l'effetto ottico che determina un branco di barracuda è davvero spettacolare.
Così trascorre la vita nell'arcipelago di Chinijo, il cui mare è il più vergine e selvaggio che si possa ammirare in prossimità del parallelo 28.  

giovedì 10 ottobre 2013

NESTOR “EL BABY”, FESTEGGIATO CON I COMMILITONI AL RIENTRO A GRAN CANARIA DALL'AFGHANISTAN

 
Sopra, i militari di ritorno dalla missione in Afghanistan.
Sotto, Néstor García detto
“El Baby”, accolto dalla mamma Olga. 
                                                 


Ancora Néstor con la madre e, sotto, un gruppo di parenti e amici
accolgono i militari.
                                      
Nei giorni scorsi qualche passeggero in transito nell'aeroporto di Gran Canaria per un attimo ha avuto un brivido di sorpresa e, forse, di timore. Parecchie decine di soldati in tenuta mimetica infatti hanno invaso i corridoi dell'aerostazione lasciando molte persone a bocca aperta. “Perché sono qui, forse sta per scoppiare una guerra?” si è chiesto qualcuno. Poi, però, la festosa accoglienza da parte di parenti e amici, con tanto di cartelli e bandiere spagnole e canarie che ne salutavano l'arrivo, e i flash dei fotografi hanno in qualche modo rassicurato chi ignorava che cosa stava accadendo.
Il “pericolo” è subito svanito: in realtà erano tornati in patria 287 militari della Agrupación Española ASPFOR XXXIII che erano stati inviati in missione in Afghanistan alcuni mesi fa. Tra questi, il giovanissimo Néstor García, classe 1993, che in qualità di fuciliere e tiratore è rimasto in missione per 146 giorni assieme ai suoi commilitoni, con lo scopo di appoggiare i progetti di pacificazione. Conosciuto come “il Polacco” o “El Baby”, appena sbarcato a Gran Canaria ha affermato che sarebbe disposto a rivivere la sua avventura, nonostante gli innegabili momenti di tensione.
Ad accoglierlo all'aeroporto, in particolare, oltre alla fidanzata
c'era la mamma, Olga Ojeda, che in tutto questo periodo ha vissuto in preda all'ansia al solo pensiero che il suo “Baby” potesse trovarsi al centro di qualche azione bellica, e al rivederlo è scoppiata in lacrime. Non “paga” delle tante cartoline piene di parole rassicuranti che riceveva dal figlio, si è tenuta costantemente in contatto con lui via chat, come del resto hanno fatto tante altre madri con i loro figli canari dislocati in Afghanistan.
Néstor, chiamato anche “Il Polacco” per i suoi tratti singolarmente nordici, nonostante l'origine incontestabilmente canaria, preferisce senz'altro questo appellativo a quello di “El Baby”.
«Ha l'aria da ragazzino, ma in realtà è più maturo della sua età» lo giustifica mamma Olga.
Infatti Néstor è nell'esercito già da due anni ed è fiero della sua prima, importante missione.  

GUANARTEME REGGAE, UN SUCCESSO INSPERATO: DAI BAR DI LAS PALMAS DE GRAN CANARIA AL PICCOLO BOOM NELLA RETE

                    



È la storia di un piccolo “miracolo” musicale: una piccola idea che si è fatta via via più grande e ha superato gli angusti confini in cui avrebbe potuto rimanere relegata e ha trovato il successo nella rete. Ed è lo stesso protagonista a raccontarne la storia.
«Tutto è nato per una forma di “magia” che si è materializzata quel giorno di inizio estate del 2013 con Nayaban Jean, cantante senegalese, che tra l'altro non aveva mai cantato in castigliano» racconta Darío Sosa, giovane e valente violinista di Las Palmas de Gran Canaria. «Io e i componenti del mio gruppo di amici musicisti stavamo suonando con i soli strumenti un tema tradizionale a ritmo di reggae, con qualche sonorità celtica, nel “Tiramisù”, un locale che sta nella piazza del Pilar. Non avevamo un cantante ma quel giorno, tra il pubblico davanti a noi, era presente appunto Nayaban Jean. Ci ha ascoltato suonare con attenzione e a un certo punto ci ha chiesto di salire sulla pedana e di poter cantare sulla base musicale improvvisando il testo dapprima in inglese, poi francese e infine in wolof, il suo dialetto, ed è stato un momento incredibile. Ne è uscito un piccolo capolavoro musicale che ha emozionato i presenti e convinto me a prendere la cosa sul serio. Mi sono detto che quel tema musicale avremmo dovuto registrarlo proprio com'era, compresa la voce di Nayaban. Così che ha preso forma definitivamente Guanarteme Reggae, un piccolo, semplice e lieve inno alla vita di quel caratteristico quartiere di Las Palmas de Gran Canaria da cui prende il nome, un luogo in cui sono cresciuto e in qualche maniera “magico”, anche per i tanti profumi, colori, idee, lingue che vi si colgono. È un quartiere multiculturale nel vero senso della parola, assolutamente vivo e coinvolgente. Ecco come, per una forma di fortunate coincidenze, da un'idea nata per gioco sono scaturiti dapprima il disco e poi, soprattutto, il video. Davvero non credevo che avrebbe potuto avere tanto successo. Pensavo che in un mese avrebbe fatto registrare sì e no un migliaio di visite, soprattutto grazie agli amici di Guanarteme. E invece ha raggiunto e superato quella cifra lo stesso giorno in cui l'abbiamo postato su YouTube. Il giorno dopo eravamo già a duemila contatti, e poi è stato un continuo crescendo, tanto che tra poco sfioreremo le ventimila visite. Merito anche delle tante condivisioni “incrociate” tra la mia pagina Facebook, YouTube e i vari blog e siti di altri gruppi musicali che suonano musica anche molto diversa dalla nostra. Perché piace tanto il nostro video? Prima di tutto c'è la musica, ritmata e accattivante, sottolineata dalla voce incredibile di Nabayan Jean, ma poi ci sono le immagini di Guanarteme, con le sue strade e la sua gente, la spiaggia di Las Canteras a Las Palmas de Gran Canaria, i ragazzi che fanno il surf o si raccolgono nei bar in allegria e altre situazioni ancora. Sono immagini piene di vita, che ai giovani piacciono tanto. Ed è questo mix ad aver costruito il nostro successo. Certo, non è stato facile realizzare questo video, che è così complesso, né tantomeno… far cantare in castigliano Nabayan, che parla nella nostra lingua con difficoltà. Ma alla fine i nostri sforzi sono andati a buon fine. E devo riconoscere che Nabayan sa dare a questa canzone un “quid” che nessun altro sarebbe stato capace di dare».
Darío, laureato in ingegneria e violinista provetto, ha studiato al Conservatorio di Las Palmas, poi ha trascorso un periodo a Dublino, dove ha scoperto la musica celtica che l'ha affascinato. Di ritorno a Gran Canaria, ha iniziato la carriera di musicista cercando di fondere vari generi musicali, tra cui appunto la musica celtica, e si è fatto conoscere e apprezzare dal pubblico dell'isola e non solo. 
«Anche se da sola la musica non mi dà da vivere, io continuo a farla perché questo mi rende felice» confessa. «Cerco sempre di fare cose belle e al massimo delle mie possibilità, veramente con il cuore, e mi rendo conto che la gente alla fine apprezza i miei sforzi». 
Adesso Darío si gode l'insperato successo che la rete gli sta decretando e ha deciso di inserire Guanarteme Reggae nel suo prossimo cd, ora in preparazione e presto a disposizione dei suoi fans.