sabato 6 marzo 2021

GRANDE SUCCESSO SUI SOCIAL DELLE DRAG QUEEN DI LAS PALMAS DE GRAN CANARIA E DEL LORO RECENTE CARNEVALE

Nelle scorse settimane, l'account del Carnevale di Las Palmas de Gran Canaria con l'hustag #DragQueenLPGC ha superato i dieci milioni di visualizzazioni in pochi giorni nel social TikTok. Un risultato davvero inaspettato che ha riempito i protagonisti della manifestazione grancanaria di grande gioia e orgoglio, visto l'impegno che mettono nella loro attività artistica non solo durante il Carnevale, ma anche nel corso di tutto l'anno. L'hustag è lo stesso con il quale le drag queen di Las Palmas de Gran Canaria hanno fatto promozione su Facebook, Twitter e Instagram, e la loro intensa attività sui social si spiega con il tentativo di far dichiarare la manifestazione grancanaria “Festa di interesse turistico internazionale”, come ha dichiarato l'Ayuntamiento della città. In questo 2021, anno senza feste a causa della crisi provocata dalla pandemia da nuovo coronavirus, il Carnevale grancanario è rimasto infatti molto attivo nelle reti sociali nei profili sia nazionali sia internazionali, e i buoni risultati sono arrivati. Qui alle Canarie sia il Carnevale sia le varie manifestazioni cui partecipano le drag queen durante l'anno riscuotono un grande successo, e i primi classificati sono sempre letteralmente osannati dalla popolazione canaria. Una tradizione, ormai si può dire, irrinunciabile per chi vive l'atmosfera di festa e leggerezza che si vive solitamente qui alle Canarie. 

FIOCCHI ROSA NELLA FATTORIA DROMEMILK DI FUERTEVENTURA, DOVE SI ALLEVANO CAMMELLI CANARI


Nei giorni scorsi sono nati i primi bebé dell'anno nella fattoria di cammelli Dromemilk, situata a Goroy, il centro più grande d'Europa, diretto da Oasis Wildlife di Fuerteventura, che conta più di 400 esemplari di cammelli canari. Si tratta di tre cucciole, nate dopo tre mesi di gestazione, con parti naturali e senza complicazioni, che sono durati una quarantina di minuti. I tre piccoli animali si trovano in perfetto stato di salute, come del resto le rispettive madri, e anche la loro integrazione con la famiglia di cammelli adulti sta avvenendo normalmente. A volte le madri che partoriscono per la prima volta rifiutano i cuccioli, cosa che per fortuna non è avvenuta, confermano al centro di cammelli di Goroy. 
L'arrivo delle cucciole segna un'altra “pietra miliare” nei programmi di riproduzione dell'Oasis  Wildlife e della sua fattoria Dromemilk. È infatti la prima volta nei trentacinque anni della sua storia che avvengono tante nascite nello stesso anno. Attualmente altre venti cammelle sono in stato di gravidanza e a giorni si aspettano altri parti.
«È insolito assistere a tante nascite una dopo l'altra, – afferma Soraya Cabrera, direttrice di Oasis Wildlife. – Grazie a questi nuovi parti continuiamo a proteggere la razza di cammelli canari della quale esistono a mondo solo 1200 esemplari, di cui quasi un terzo nella sola Fuerteventura». 
L'elevato numero di nascite è dovuto alla grande esperienza dei professionisti di Oasis Wildlife nell'allevamento e nella cura di questa specie, che ha fatto di questo centro il più apprezzato di Fuerteventura. 
La prima nata delle tre cucciole è stata chiamata Repinta, poi sono arrivate Valeria e Thaisa. Sono stati dati loro questi nomi dai bambini che hanno realizzato il cammino dei Re Magi durante la passata Epifania, un'attività di volontariato organizzata da Oasis Wildlife in collaborazione con il Cabildo Insular e l'Hotel Mirador di Fuerteventura per dare una mano a dare valore a questa specie di animali e avvicinare le persone giovani e anziane.
  

sabato 6 febbraio 2021

VIA GLI IMMIGRATI IRREGOLARI DAGLI HOTEL DI GRAN CANARIA


Accampati in alcuni degli hotel strategici di Maspalomas, vuoti a causa del drammatico calo di turisti dovuto alla pandemia da Covid 19. Ecco come sono vissuti finra gli immigrati irregolari arrivati a migliaia, nei mesi scorsi, sulle coste sud di Gran Canaria. Un arrivo che è costato e sta costando molto al Governo Canario, in termini economici e di organizzazione in generale. E che, nonostante i tentativi delle autorità locali di ridimensionare i problemi di convivenza con gli abitanti canari, ha suscitato molto malcontento tra la popolazione, tanto da costringerla a clamorose manifestazioni di protesta. 
Gran Canaria, la Lampedusa dell'Oceano atlantico di fronte alla vicina Mauritania, ha vissuto momenti drammatici, con arrivi giornalieri via mare di migliaia di giovani dal Marocco e dal Sahara subsahariano, evidentemente protagonisti e vittime di una migrazione pilotata dalle mafie africane, proprio come avviene dalle coste della Libia verso l'Italia e l'Europa continentale. Arrivi avvenuti tra l'apparente indifferenza anche dello Stato centrale spagnolo che, dopo mesi di inerzia, pare finalmente sul punto di organizzare quei trasferimenti sulla penisola, tanto agognati dai migranti che approdano qui con la speranza di trovare un trampolino di lancio verso la sospirata Europa. Del resto Canarie e Spagna sono Europa, così come Lampedusa e Italia. 
Per i grancanari, esasperati dalla massiccia presenza di questi stranieri in assolta libertà per le strade dell'isola e mantenuti dal Governo canario con un forfait giornaliero, pernottamento e cibo negli hotel e telefonino al seguito, sembra ora arrivare la buona notizia. Gli hotel occupati dagli immigrati saranno via via liberati e gli ospiti verranno trasferiti altrove, prevalentemente sulla penisola. Uno dei primi a essere sloggiati è il mitico hotel Waikiki (nella foto in alto)
, uno dei primi anche a essere costruito qui a Gran Canaria negli Anni '60, all'epoca del boom turistico di Gran Canaria, l'isola dell'eterna primavera. Presto ne seguiranno altri, per il sollievo di chi si trova sull'isola perché ci vive o viene qui in vacanza. E di chi, avendo investito qui nel settore immobiliare, temeva in un crollo delle quotazioni degli immobili e degli appartamenti, oltre che dell'assenza di turisti europei. 
La vice delegata del Governo canario, Teresa Mayans, ha sottolineato come gli incidenti con la popolazione provocati dagli immigrati sono stati minimi e che il Governo perseguirà le persone che in qualche modo alimenteranno i sentimenti di xenofobia, così come del resto è avvenuto con la sindaca del municipio di Mogan, che nei mesi scorsi ha osato alzare la voce e opporsi all'invasione rinviando nella capitale, Las Palmas, decine e decine di immigrati irregolari perché il Governo locale se ne occupasse direttamente. 
Ma la gente canaria è molto spesso in contrasto con le autorità governative e protesta a ogni occasione. 
«Il popolo canario è sempre stato accogliente e tollerante» fa eco Mayans. Ma la gente qui ha avuto davvero paura di fronte alla massima invasione di stranieri in un'isola che, pur (relativamente) grande e accogliente, sulla base dei ritmi di arrivi registrati in qualche momento è sembrata rischiare quasi una sostituzione etnica. Soprattutto in un momento in cui il Marocco reclama a sé le acque internazionali tra Canarie e quel Paese, con velate minacce di conquista. Ovvio che la tensione sia stata ai massimi livelli. 
Ora, però, finirà lo spettacolo un po' squallido di tanti giovani sfaccendati, un po' strafottenti, affacciati ai balconi dei grandi hotel, in attesa di un trasferimento altrove che ora, dopo mesi, sembra forse alle porte. Nel frattempo, però, hanno incoraggiato amici e parenti a tentare la loro stessa  sorte. E quindi il flusso migratorio forse non calerà per mesi o anni, e per il Governo canario e quello centrale spagnolo si apre ora una nuova sfida per cercare di regolare questo flusso, tra i malcontenti dei residenti e gli affari miliardari di chi questi traffici umani organizza e ha interesse a mantenere e, anzi, a incrementare. 

FUGA SUL BARCONE PER EVITARE ALLE FIGLIE LA MUTILAZIONE GENITALE



Oggi, sabato 6 Febbraio, si celebra il Giorno Internazionale di Tolleranza zero verso la mutilazione genitale femminile, una vergognosa pratica che continua in 31 Paesi di Africa e Medio Oriente, nonostante che la legge la proibisca nella maggior parte di questi. Il timore dei problemi ginecologici che procura e il trauma di vedere la propria sorella di quattro anni sul punto di morte per un'incontenibile emorragia accompagnano tuttora Hawa Touré (nella foto in alto), fin dal giorno in cui la sottoposero all'ablazione dei genitali esterni, una pratica che può essere parziale o totale e che avviene tradizionalmente da secoli, senza che ci sia un valido motivo di natura medica che la giustifichi. Oggi Hawa torna ad alzare la voce perché chi ha autorità porti ascolto alle quasi quattro milioni di bambine che ogni anno nel mondo corrono il rischio di venire mutilate a causa di assurde credenze. In un'intervista racconta che quando la mutilarono aveva solo dieci anni e si rese conto di tutto: non solo del dolore che la pratica provoca, ma anche dei gesti orribili della persona che ha compiuto su di lei quella tremenda azione. 
«La ricordo come una strega» rivela. «La sua immagine si è fissata nella mia mente e non non si è mai sbiadita. Nessuna delle ragazze di Kaédi, il mio villaggio in Mauritania, ha potuto mai dimenticare quella orrenda faccia». Lì, tutte le giovani sono mutilate «perché non era considerato normale che alcune lo fossero e altre no», dice questa coraggiosa donna, che è arrivata a Fuerteventura nel 2004 da un Paese in cui l'ablazione è proibita da oltre un decennio. 
«Lì gli imam hanno firmato una fatua, tuttavia si continua ad attuare questa orrenda pratica di nascosto» afferma Hawa. «Ma perché a livello internazionale non si proibisce un'azione così nociva per le bambine e per le donne?»
Secondo l'Unicef, almeno 200 milioni di bambine e donne di 31 Paesi, di età tra i 15 e i 49 anni, sono state sottoposte a questa mutilazione che arreca dolore intenso fino a emorragie prolungate, infezioni, infertilità, rischi di contrarre l'Hiv e perfino la morte. 
Nel 2017 Hawa ha creato a Fuerteventura l'Associazione socioculturale di donne mauritane Dimbe, un'organizzazione che ne favorisce l'integrazione e si prefigge di evitare che continuino a subire questo tipo di pratiche. «Mi è costato molto riuscire a farlo, però mi ha sempre mosso il mio desiderio di evitare che qualcun'altra soffra ciò che ho patito io a dieci anni» confessa. «Se non lo avessi fatto, nessuno avrebbe potuto salvare almeno una piccola parte di delle quasi quattro milioni di bambine che nel mondo corrono il rischio di essere sottoposto alla mutilazione, più di 18 mila solo in Spagna. Anche qui alle Canarie ci sono tante bambine che potrebbe subire l'ablazione, e per questo ho deciso di creare la mia Associazione proprio qui. Si calcola che queste bambine siano circa 4.500. È difficile calcolarne esattamente la cifra, perché molte appartengono a famiglie non iscritte anagraficamente qui, e molte madri non dichiarano se sottoporranno o no le proprie figlie all'orribile pratica. Molte donne residenti in Europa non hanno l'intenzione di farle mutilare, però spesso, magari tornando con le famiglie in Africa per le vacanze, subiscono le pressioni delle suocere o delle zie». 
In Spagna, la mutilazione genitale femminile è punita con una pena che va da sei a dieci anni di detenzione. Durante questi anni, però, Hawa ha ascoltato molte storie che non la lasciano dormire tranquilla. Una delle ultime è quella di una famiglia che si è rivolta alla sua Associazione perché una bambina di 12 anni, rimasta in Mauritania per la mancanza del visto necessario ad approdare alle Canarie, si avvicina all'età in cui sarà data in sposa e può presto essere mutilata e poi costretta a un matrimonio forzato. «In Mauritania stanno cercando di farla sposare con un cugino e qui alle Canarie sua madre sta facendo tutto il possibile per farle lasciare il Paese ed evitarle la mutilazione e le nozze forzate che lei stessa ha dovuto subire a 13 anni» dice Hawa. 
La pandemia non è una buona alleata nella lotta contro l'ablazione femminile. Hawa ricorda che l'Oms, Organizzazione mondiale della Sanità, ha già lanciato un allarme sull'aumento di questa pratica perché in Africa molte famiglie non sono più in grado di mantenere le bambine e l'unica possibilità è darle in matrimonio e, di conseguenza, far subire loro la mutilazione genitale. Proprio per questo molte donne fuggono dal Paese portando con sé le proprie bambine, nel tentativo proprio di evitare loro la mutilazione che loro stesse hanno subìto. 
Da mesi Hawa si riunisce con le donne che arrivano sui barconi a Fuerteventura, le ascolta e cerca di assisterle e risolvere i loro dubbi. «Alcune vengono con problemi di salute, come certe infezioni croniche ai genitali, che ignorano come siano collegati alla mutilazione. Tutte, poi, hanno subìto violenze e stupri durante il loro viaggio verso le Canarie». 
Qui, alcune giovani desiderano sottoporsi alla ricostruzione chirurgica vaginale, ma sulle isole ciò non è possibile. Per farlo, comunque a carico di una Fondazione e non del servizio sanitario nazionale spagnolo, occorre infatti viaggiare fino a Barcellona. Perciò Hawa e la sua Associazione intendono lottare perché questo tipo di chirurgia si possa diffondere ovunque in Spagna e in Europa, e naturalmente anche alle Canarie. 

lunedì 20 luglio 2020

LE MERAVIGIOSE ORCHIDEE ENDEMICHE DI GRAN CANARIA


Limitate quasi esclusivamente al versante Nord-Nord Ovest per l'influenza degli Alisei, e ad altre poche, favorevoli nicchie, a Gran Canaria attualmente sopravvivono sette specie diverse di orchidee native in piccole aree o in zone scoscese e inaccessibili, come accade per molte altre specie della flora nativa o endemica. Sebbene una pastorizia intensiva riduca il numero e la superficie dei biotipi, e nonostante le aree di distribuzione discontinue, la situazione per questa specie è migliorata grazie alle misure di riforestazione.
Le orchidee appartengono a una famiglia di piante monocotiledoni che si distingue per la complessità dei suoi fiori dalla simmetria prevalentemente monolaterale e la loro interazione con gli agenti impollinatori e i funghi con cui formano micro radici. Nel mondo esistono tra 25 e 30 mila specie naturali e circa 60 mile ibride, oltre alle numerose varietà prodotte dai floricultori.
A Gran Canaria, le orchidee da secoli preferiscono le zone di pastorizia e agricole. Le zone più ricche in specie e numeri sono la regione montagnosa di Tenteniguada e della Vega de San Mateo, il Barranco de la Virgen a Valleseco, i dintorni di Los Tiles a Moya e le pinete de Tamadaba e di Tirma.
Rare nel resto delle Canarie, in quest'isola sopravvivono quelle note come “orchidea dalle tre dita”, “canaria”, “dalle due foglie”, “macchiata” (nella foto in alto), “abejona”, “de gallo menuda” e “di Tenerife”. E solo tre di queste, l'orchidea “dalle tre dita”, la “canaria” e quella “di Tenerife” sono endemiche esclusive delle Canarie, suddivise tra le varie isole.
Le specie native di orchidee riescono a resistere e sopravvivere nonostante anche l'azione  avversa di specie di piante come eucalipti, castagni, olmi, pioppi, ed è uno spettacolo ammirarne le colonie sui pendii scoscesi soprattutto di Gran Canaria.

domenica 19 luglio 2020

SULLE COSTE CANARIE TORNANO LE FOCHE MONACHE


Si narra che l'isolotto di Lobos a Nord Ovest di Fuerteventura debba il suo nome al fatto che un tempo, all'epoca della conquista, ospitava una colonia di foche monache (nella foto un esemplare) che gli spagnoli definirono  “lupi marini”, e da lì derivò il suo nome (“isla de Lobos” significa appunto “isola dei lupi”). A partire dal XV° secolo, i colonizzatori cominciarono a catturarle per poi venderne il grasso e la pelle, tanto che ne decimarono praticamente tutte le colonie. Poi, nel XVII° secolo, la loro cattura smise di essere redditizia perché erano rimasti pochissimi esemplari e non si riusciva più a vendere facilmente ciò che se ne ricavava. Con l'avvento, in tempi recenti, della pesca industriale, e l'uso massivo delle reti da pesca in cui le povere foche monache finivano fatalmente intrappolate, per questa povera specie è arrivata la mazzata finale, con un drastico calo di esemplari nei mari delle Canarie.
Comunque, a partire dalla metà del secolo scorso si sono registrati numerosi casi di osservazioni e, purtroppo, anche di catture a La Palma, Lanzarote e Fuerteventura, con più frequenti osservazioni in queste due ultime forse perché si è trattato di giovani esemplari provenienti in dispersione dall'isola di Madera o dalle acque della Mauritania. Sebbene sembri strano, infatti, esiste una colonia di foche monache in prossimità di Capo Bianco, sulle coste dell'Africa, da dove alcuni esemplari attraversano l'Oceano fino a Madera per poi ridiscendere verso le Canarie.
A partire dal 1995 si cominciò a parlare del progetto di reintroduzione della foca monaca nei mari dell'arcipelago, per molto tempo solo teorizzato senza che si riuscisse mai a realizzarlo. Di recente, il Ministerio de Transición ecologica ha deciso di attuare finalmente il progetto. Dunque è ipotizzabile che presto, qui alle Canarie, si potranno rivedere immagini di foche monache approdate sulle coste incontaminate dell'arcipelago. E questa volta si spera che a nessuno venga in mente di catturarle o ucciderle come si è fatto in un lontano passato.

domenica 26 aprile 2020

TEST AI TURISTI PRIMA DI SALIRE SUGLI AEREI. COSì SI TERRÀ LONTANO IL VIRUS DALLE CANARIE



Il settore turistico delle Canarie dovrà affrontare nei prossimi mesi, una volta tenuto a bada il Covid-19, la difficile impresa di riaprire i suoi complessi alberghieri, porre di nuovo in marcia il suo complicato ingranaggio e tornare ad accogliere i turisti, garantendo però la protezione loro e delle isole rispetto al virus.
Le tappe della riapertura verranno fissate dal Gobierno de Canarias in base all'evoluzione della pandemia in seguito al confinamento della popolazione, che nei prossimi giorni dovrebbe terminare anche grazie al basso tasso di contagi (14 ogni 100 mila abitanti). Tuttavia, per chi dirige i maggiori hotel di Las Palmas la chiave di una sicura ed efficiente riapertura dei grandi alberghi, e del settore turistico in generale, passa da test di massa in aeroporto, prima di salire sugli aerei, a tutti i turisti che desidereranno giungere alle Canarie.
«Nessun positivo dovrà partire per le nostre isole, questa è la soluzione per evitare che il Coronavirus torni a circolare sulle nostre isole» spiega José María Mañaricúa, presidente della Federación de Empresarios de Hosteleria y Turismo de Las Palmas. «Il problema riguardo all'implementazione di questa misura è che richiederà che le compagnie aeree si dotino di personale apposito per effettuare le verifiche ed evitare l'ingresso nell'arcipelago di persone infettate dal virus. Ma questa sembra la strada più opportuna».
All'Associación de Hoteleros de Tenerife all'insegna del motto Canarias, Coronavirus free si discute su diverse proposte per fare in modo che il turismo, ora bloccato (nella foto in alto la lunga spiaggia di Playa del Inglés completamente deserta), possa riattivarsi con la massima garanzia sanitaria e che l'arcipelago possa promuoversi nuovamente come destinazione sicura. Il tutto dovrà avere il benestare del Ministero de Sanidad e dell'Unione europea.
Intanto, molti presuppongono che in questa direzione non sarà comunque possibile agli hotel di riaprire le proprie porte sino alla fine di quest'anno, e cioè non prima di Novembre-Dicembre. Per quanto riguarda l'estate, a partire da Giugno-Luglio, si potrà pensare a riaprire i complessi costituiti da appartamenti, da destinare a un turismo locale. In seguito verranno ripresi i voli nazionali e solo per ultimi quelli internazionali. Contemporaneamente, dovrà già essere rimessa a punto tutta la complessa organizzazione che riguarda la sicurezza degli autisti di autobus che raccolgono i turisti negli aeroporti e del personale dei parchi tematici, delle piscine, dei ristoranti e così via. Un'impresa immane, ma necessaria, per garantire la sicurezza dei turisti e degli abitanti di queste isole.
L'elevata dipendenza delle Canarie dal settore turistico, con un peso nel Pil regionale che supera il 35%, obbliga a reagire prontamente contro il Coronavirus. Le previsioni economiche per le isole prevedono una caduta del loro Pil superiore al 15% per quest'anno e una ripresa, appunto, solo a medio termine. Se l'arrivo dei turisti dovesse essere ulteriormente ritardato, la situazione economica peggiorerebbe ulteriormente. E le Canarie non possono proprio permetterselo.

STOP AI VISITATORI E IL PARQUE DEL TEIDE PUÒ ESSERE RIPULITO A DOVERE


Grandi manovre di pulizia nell'area del Teide, il vulcano che sovrasta l'isola di Tenerife. Gli addetti alla ripulitura del terreno da rifiuti d'ogni genere, lasciati a volte principalmente dagli escursionisti che salgono in vetta, approfittano della loro assenza dettata dal confinamento per la lotta al Coronavirus, per ripulire a dovere quest'area naturale, dalla bellezza per il resto incontaminata. Un'occasione unica che dà modo di procedere a un'operazione non più attuata da tempo.
L'équipe che si occupa della pulizia è composta da quattro effettivi durante i sette giorni della settimana e lavora nelle aree solitamente più visitate, e cioè punti di osservazione, installazioni ed edifici del Parque del Teide, come la teleferica che porta in alta quota, così come sentieri meno frequentati e altre zone attorno alle strade che percorrono il Parque stesso.
Normalmente è notevole, infatti, la presenza di rifiuti dovuti alla frequentazione di escursionisti o cacciatori, come plastica, carta e cartucce, o semplicemente portati fino a qui dal vento. Ed è così che, in questi giorni, le pendici del Teide appaiono già quasi interamente ripulite da ciò che l'inciviltà di qualcuno o la forza della natura deposita giorno dopo giorno, deturpandone la bellezza.

LE MONTAGNE IN FIORE DI GRAN CANARIA



La Spagna, così come mezzo mondo, si è fermata. Così stiamo attualmente noi umani: ibernati. Ma non la natura, che segue ritmi propri e sembra essersi liberata dalla presenza ingombrante, e spesso violenta, dell'homo sapiens. È di nuovo primavera, e con essa sono ricomparsi i fiori e la loro tavolozza dai mille colori. Soprattutto nelle zone montagnose di Gran Canaria, dove ai barranchi montagnosi che ricordano il Colorado si alternano grandi distese di pinete, che fanno pensare alle Alpi. Tra gli alti pini la natura domina di nuovo incontrastata, da padrona del pianeta qual è. Senza rivali. Ha dipinto il paesaggio di giallo, lilla e bianco: colori incredibili. Un vero spettacolo di cui ora godono, liberi da sgraditi intrusi, api, farfalle e uccelli di ogni specie.
Eugenio Reyes, esponente del gruppo di educatori ambientali che guida le visite scolastiche nel Jardín Canario, afferma che addirittura la primavera, qui nella “Cumbre”, paesaggio atipico rispetto a quello arido e desertico della costa, è arrivata in anticipo di almeno una settimana rispetto alle previsioni. Águedo Marrero, biologo e ricercatore del Jardín Canario, conferma. Nella Cumbre di solito l'esplosione dell'infiorescenza avviene a Maggio e arriva al suo massimo a Giugno.  Ma la magia di un simile paesaggio non la si vede tutti gli anni. Questa volta si è verificato un insieme di circostanze. Qualche settimana fa è piovuto in abbondanza, così le piante si sono ben irrobustite e si sono sentite pronte a fiorire. Tra quelle che fanno sfoggio della loro grande bellezza e che rivestono i prati intorno al Pico del Pozo de Las Nieves di giallo e viola, ben combinati,  ci sono la senape canuta (Hirschfeldia incana), tipica pianta primaverile dai piccoli fiori gialli, e l'Erysimum albescens, pianta endemica di Gran Canaria che risplende con i suoi petali color malva e viola. A colorare di bianco i pendii ci pensa l'Argyranthemum adauctum, un altro emblema della flora canaria che produce fiori simili a grandi margherite. Ma il colore più brillante è quello del Ranunculus cortisifolius, nativo canario però presente anche alle Azzorre e a Madera. Infine, sono uno spettacolo anche il giacinto silvestre (Muscari Comosum), con il suo elegante grappolo color porpora, la meravigliosa e arancione Candendula officinalis, così come il rosso papavero, altro classico della primavera “cumbrera”, o il Gonospermum ptarmicilorum, un vero diamante argenteo anch'esso endemico di Gran Canaria.
Insomma, appena sarà finito il confinamento necessario per battere il Coronavirus, sarà una gioia scendere dalla macchina e ammirare queste distese multicolori che fanno della zona montagnosa di Gran Canaria un capolavoro naturale assoluto.

sabato 11 aprile 2020

L'ALOE VERA AIUTA A TENERE LONTANO IL CORONAVIRUS?



Etanolo, aloe vera e glicerina. A Daniel Acosta Fernández non importa di rivelare gli ingredienti di un gel disinfettante che, dall'inizio della pandemia da Coronavirus, crea nella sua impresa de Agua de Bueyes e che fornisce a varie farmacie di Fuerteventura, la sua isola, e Gran Canaria. L'idea originale è da film - letteralmente - nel senso che ora si è messo a produrre su larga scala un disinfettante naturale che gli fu commissionato tempo fa in occasione delle riprese di una superproduzione hollywoodiana.
Come ben spiega, nella fabbricazione del suo gel disinfettante naturale impiega etanolo o alcol etilico, più efficace contro i virus dell'alcol a 96°. Ma poiché secca molto la pelle, aggiunge glicerina e aloe vera per reidratarla. Il problema è che l'etanolo è molto difficile da reperire, e inoltre è molto caro. Ma l'aloe vera, in compenso, è alla sua portata e inoltre è dotata di molte virtù salutari naturali, e per questo è conosciuta in tutto il mondo.
Il disinfettante non rientrava nei piani di Acosta, che ha cominciato a piantare aloe vera nel 2014 nella sua finca di Agua de Bueyes, nel municipio di Antigua, confortato da dieci anni di lavoro in una coltivazione simile nel vicino Valles de Ortega. Nel 2015, la sua impresa Agualoe ha iniziato la produzione di cosmetici e prodotti alimentari, cominciando con il mettere sul mercato prodotti di igiene personale e alimenti salutisti con la marca Vidaloe.
Cinque anni dopo e con 10 mila piante, la sua offerta di prodotti si è raddoppiata. Ora dà lavoro a nove persone e la sua finca rimane aperta alla visita di turisti e isolani (naturalmente fino al decreto di stato di allarme). Nonostante produca anche succhi, marmellate, saponi e dentifrici, i prodotti che vende maggiormente sono proprio il gel naturale per la pelle e la crema rigeneratrice per il viso. Del gel disinfettante all'aloe ne produce 200 litri al giorno, che immette in recipienti da 100 millilitri.
La sostanza che si estrae dalle piante di aloe vera, salutare per molti aspetti, è una polpa che viene triturata fino a diventare un succo. Si estrae anche l'aloina, un liquido giallastro, un po' denso, che si liquefa facilmente. Acosta fa raccogliere le foglie di aloe manualmente, in modo del tutto naturale. Solo il processo di estrazione di polpa e aloina avviene con speciali macchinari nel rispetto delle necessarie norme igieniche. Acosta è convinto che la sua aloe, assieme alle altre misure raccomandate dalle autorità sanitarie per contenere il contagio e agi altri ingredienti del suo gel disinfettante, contribuisca a tenere lontano il Coronavirus. E sono molti alle Canarie ad avere fiducia nel suo rimedio.

venerdì 10 aprile 2020

SPORT ED EVASIONI SU TERRAZZI E BALCONI PER DIMENTICARE L'ISOLAMENTO



A nessuno sfugge, ovviamente, che siamo tutti esseri sociali, soprattutto se si vive in una regione come quella delle Canarie, nella quale il clima invita a uscire di casa e sfruttare il bel tempo per tutto l'anno.  Le cose si sono complicate in questo periodo in cui l'obbligo di isolamento sociale a causa dell'attuale pandemia costringe invece a rimane tra le mura domestiche. Non è facile reprimere la voglia di seguire le proprie abitudini e, se lavorare da casa non è sempre facile, lo è molto meno svagarsi e divertirsi. Arriva infatti un momento in cui le possibilità di tipo culturale o ludico che la maggior parte delle persone ha a propria disposizione non sono più sufficienti e alcuni cominciano a soffrire di una sensazione che si avvicina molto alla claustrofobia.
Così hanno optato per dotare di nuovi e inconsueti usi i terrazzi o i balconi delle loro case - ciascuno secondo le proprie possibilità - e praticare attività che permettano loro di dimenticare per un momento l'isolamento e di proseguire con le attività abituali, sportive o ludiche che siano.
Così non è raro vedere i vicini di casa uscire sul terrazzo a compiere quattro passi di prima mattina per sgranchire le gambe. Altri approfittano per fare stretching o qualche altro esercizio che allontani l'intorpidimento che si accompagna all'inattività forzata. Altri ancora trasformano in una zona di ricreazione spazi che di solito utilizzano per stendere la biancheria al sole o accumulare tante cose perfettamente inutili. Infine c'è chi li utilizza per pedalare alla cyclette (magari improvvisata, adattando la propria bici a un particolare marchingegno, come nella foto sopra) o fare delle corsette, o li mette a disposizione dei piccoli di casa per i giochi che non possono fare fuori.
Qualunque scusa è buona, insomma, per trovare spazi nei quali vincere la sensazione di isolamento e angoscia, e riassaporare già il ritorno alla vita di prima sperando che sia ormai vicino.
I meno fortunati che non dispongono di grandi terrazzi si limitano a riconnettersi con i vicini attraverso i balconi o le finestre di casa, in modo da sentire di formare ancora parte di un tutto, come è sempre stato.

L'ULTIMA SPERANZA DEL “RATONERO INGLÉS” DI GRAN CANARIA



Nel secolo XIX era frequente incontrare attorno ai moli dei porti inglesi cani di piccola taglia, ma molto vivaci, impegnati a catturare i ratti che danneggiavano i carichi di banane e pomodori delle navi provenienti da Las Palmas de Gran Canaria. Le compagnie britanniche impegnate nella coltivazione ed esportazione di frutta e verdura utilizzavano questi piccoli cani come strumento per mantenere i magazzini liberi da quei pericolosi animali. I viveri, poi, venivano trasportati al contrario dal Regno Unito fino alle Canarie e durante la traversata questi piccoli cani dediti alla loro difesa giungevano sulle isole. Si tratta di una razza che discende dai primi terrier e che, grazie alla loro efficacia nel controllo di flagelli come quello causato dai topi, furono chiamati “ratoneros ingleses”.
«Era una razza molto comune a Gran Canaria fino a solo 10 o 15 anni fa che però si è andata degenerando e perdendo a causa degli incroci con altre razze», spiega Manolo López, il principale promotore di un'iniziativa che mira a evitare la sparizione di un tipo di cane in passato divenuto caratteristico dell'arcipelago canario. Coda e zampe corte, orecchie grandi e appuntite, ma ripiegate, sono le caratteristiche del ratonero inglés di Gran Canaria, «diverso dal bodeguero andaluso e dal ratonero di La Palma», puntualizza Lopez.
Grazie al suo occhio clinico López ha potuto osservare esemplari di questa razza canina in quartieri come Lomo Magullo, la Higuera Canaria o nella propria zona di Las Palmas de Gran Canaria. Recentemente, poi, ha letto un annuncio pubblicato da una donna della cittadina di Telde, Jessica Vázquez, nel quale annunciava la vendita di cuccioli che, nella foto che vi era allegata, López aveva subito individuato come ratoneros ingleses quasi di pura razza. È cominciata così questa nuova avventura. Manolo si è messo in contatto con Jessica e ha chiesto la sua collaborazione nel progetto  di trovare altri esemplari simili per incrociarli tra loro e rafforzare una razza che si riteneva ormai perduta. E la donna si è dichiarata immediatamente disposta ad appoggiare tale iniziativa.
«Se riusciremo a metterne insieme 25, potremo farli rientrare in un progetto di recupero dei ratoneros a livello nazionale», precisa López  e da qui il suo impegno nel reperire gli esemplari che restano nell'isola per convincere i loro padroni a farli incrociare tra loro.
«La razza ha una tale forza genetica che si può in breve rendere di nuovo omogenea», assicura. Con l'aiuto di Jessica Vázquez e tutti coloro che vorranno collaborare, farà dunque il possibile per radunare i ratoneros ingleses che restano a Gran Canaria e così salvare una razza prossima alla sparizione.
Kira, il ratonero inglés di Jessica Vázquez, ha già avuto una prima cucciolata dopo essersi accoppiata con un un esemplare della stessa razza individuato da López nel villaggio di Cruce de Sardina. Di sei cuccioli ne sono sopravvissuti cinque, che rappresentano una piccola speranza per un'iniziativa il cui sviluppo richiederà comunque tempi lunghi. La padrona di questa cagnolina, che si è rivelata poi una formidabile alleata in questo progetto, l'ha ricevuta in dono cinque anni fa da un anziano di Valleseco, e da allora la piccola Kira è diventata la sua compagna inseparabile.
Recentemente Jessica ha aperto un profilo in Facebook attraverso il quale spera di trovare altri cani di questa razza e continuare a incrociarli tra loro, così da aumentare il numero di esemplari che possano mantenere la purezza della loro razza. Attualmente sono definiti erroneamente “bodegueros andaluses”.

venerdì 6 marzo 2020

FEBBRAIO, MESE DEI RECORD PER GRAN CANARIA



È stata la peggior “calima” (sabbia in sospensione nell'aria) dagli ultimi trent'anni, quella che hanno vissuto le Canarie tra il 21 e il 25 Febbraio scorsi e che ha obbligato a sospendere il traffico aereo nelle isole il 22 e 23 Febbraio per scarsa visibilità. Si calcola che abbia depositato circa 61 mila tonnellate di polvere del Sahara solamente sopra l'isola di Gran Canaria.
Inmaculada Menéndez, una ricercatrice della Università di Las Palmas de Gran Canaria, specialista in questi fenomeni, ha pubblicato un articolo nella piattaforma The Conversation su come si è formata questa calima e le conseguenze che questo fenomeno ha provocato. La polvere è arrivata da quattro principali “fonti”: la depressione di Bodelé nel Chad, la frangia del Sahel, la Mauritania e il Sahara occidentale. La concentrazione massima di polvere raggiunta in quei giorni a Gran Canaria è stata di 5.080 microgrammi per metro cubo, con particelle di PM10, ritenute le più pericolose per la salute, tra 1.800 e i 3.200 microgrammi per metro cubo. E si ritiene che, quando la polvere in sospensione supera gli 80 microgrammi per metro cubo, rappresenta già un problema serio per la qualità dell'aria. Per questo le autorità locali hanno raccomandato di restare in casa in quei giorni, o almeno di uscire muniti di mascherina con filtro.
Dove si depositeranno le 61 mila tonnellate di polvere che si stima siano state rilasciate su Gran Canaria dalla calima nei giorni critici, in ragione di 40 grammi per metro quadrato? Con il tempo, precisa la ricercatrice, la polvere andrà a finire nel mare, trasportata dalla pioggia e dal deflusso, ma in parte resterà sedimentata, in un processo che si è già andato ripetendo durante millenni per migliaia migliaia di anni. Infatti nel terreno di Gran Canaria si hanno tracce di polvere sahariana che si possono far risalire fino a 4 milioni di anni fa.
Riguardo alla composizione della polvere che le “calime” del Sahara portano fino a quest'area dell'Atlantico, si tratta per la maggior parte di particelle di argilla e minerali come quarzo, carbonati, feldspati, ossido di ferro, che possono sommarsi agli inquinanti di origine urbana o industriale delle zone che la tempesta di sabbia attraversa. L'apporto di minerali risulta anche importante per la vita nell'Oceano perché apporta nutrienti, come il ferro, alle acque che di solito ne sono povere.
E non è tutto.  In Febbraio, le temperature massime diurne hanno raggiunto valori superiori di 3° rispetto a quelli normali, come avvenne nel Febbraio del 1990, mantenendosi particolarmente elevate nei primi quattro giorni del mese e tra il 21 e il 25 Febbraio. E anche quelle minime sono state più elevate del solito. Nelle Canarie colpiscono in particolare le temperature massime e minime registrate durante la calima tra il 22 e il 25 Febbraio, dovute appunto all'intensa eruzione di polvere sahariana associata ai forti venti provenienti da Est.
In relazione alle precipitazioni, lo scorso Febbraio è stato estremamente secco, con una media di 9 litri per metro quadrato, valore che rappresenta soltanto il 17% di quello normale, che è di 53 litri per metro quadrato. Il mese è stato infatti il più secco dal 1965, seguìto dai mesi di Febbraio del 1997, del 2000 e del 1990, tuti con una precipitazione mensile inferiore a 15 litri per metro quadrato.
Tutto questo può dipendere dal cambiamento climatico?

mercoledì 26 giugno 2019

AL CORTOMETRAGGIO “GRAN CANARIA, ISLA DE CUENTO” L'ORO DI ECOTURISMO

                       

Il cortometraggio Gran Canaria, isla de cuento continua ad accaparrarsi premi. Ultimamente ha ottenuto l'oro nella categoria Ecoturismo y Viaje Responsable del Festival del cinema de Deauville Green Awards, in Francia, e il Certificado de Excelencia Creativa del Festival International de Cine y Vídeo de Los Ángeles, in California (Stati Uniti). La fortunata campagna promozionale ha già ottenuto altri importanti riconoscimenti: primo premio alla Mejor Película de Promoción de una Region Española Fitur 2019, il primo premio nella categoria Ecoturismo al The Golden  City Gate 2019 di Berlino, la Medalla de Oro Mundial en la categoria Turismo de Los Premios de Televisión y cine del Festival de Nueva York e altri ancora. Ma entrerà a far parte di numerosi altri circuiti promozionali in tutta Europa, per approdare, il 25 e 26 Settembre prossimo, al Cannes Corporate Media & TV Awards. Il  suggestivo video si sta rivelando dunque uno straordinario veicolo pubblicitario per la splendida isola dell'arcipelago Canario, in cui si alternano paesaggi contrastanti e affascinanti. Indimenticabili per chi ha la fortuna di venire in vacanza qui.

mercoledì 19 giugno 2019

RILASSIAMOCI CON I SUONI DELLA NATURA DELLE ISOLE CANARIE

                         

Il “marchio” Islas Canarias ha lanciato la nuova campagna Canaryfulness, the sound of nature, che invita al rilassamento mediante una serie di temi musicali in grado di favorire il distacco. Si tratta di  melodie che si possono ascoltare in una lista di riproduzione di Spotify, ed è la prima volta che Islas Canarias si rivolge a questo canale per promuovere le sue mete turistiche. I brani musicali sono presenti comunque anche su You Tube, in cui le suggestive melodie sono associate a straordinarie immagini con scorci naturali che ispirano istintivamente una sensazione di calma e tranquillità, come spiagge, boschi, vulcani o scogliere che rappresentano ciascuna delle Isole Canarie. Inoltre esistono link con gli “altoparlanti intelligenti” di Amazon e Google Assistant, in modo tale che quando qualcuno voglia rilassarsi queste composizioni si possano attivare in modo particolare.
La produzione comprende sette pezzi ispirati alle singole isole, appunto, e un'ottava a mo' di riassunto, della durata di circa 45 minuti ciascuno, e in grado di indurre lo spettatore o l'ascoltatore a evadere e “staccare la spina” dalle preoccupazioni quotidiane in modo dolce e armonioso.
La colonna sonora è stata creata dal compositore lanzaroteño Samuel Aguilar, e si avvale di formazioni musicali reperite nelle stesse isole così come negli Stati Uniti e a Londra. Ha vinto, tra l'altro, il premio Réplica 2018 al “Mejor Espacio Sonoro”. Inoltre, Aguilar è l'autore di Música para Jameos del Agua e di musiche destinate a vari spettacoli di danza e teatro.
Attualmente è molto in voga quella che è definita mindfulness, una particolare forma di meditazione basata sulla consapevolezza, praticata da milioni di persone nel mondo che intendono ascoltare suoni naturali e melodie essenziali per concentrarsi, riposare, studiare, lavorare, meditare o rilassare la mente al meglio.
Con questa promozione, Promotour Turismo de Canarias, ente che dipende dalla Consejeria de Turismo, Cultura y Deportes del Gobierno de Canarias, ha voluto raggiungere un segmento emergente di popolazione realizzando un contenuto specifico che, oltre a essere utile per queste persone, posiziona il marchio Islas Canarias. In questo modo, regala al suo milione e più di followers  un materiale musicale di cui questi possono usufruire in qualunque momento e luogo.
Per questi viaggiatori, che appartengono alla categoria di “turismo di spazi naturali”, dunque, Islas Canaria conta su una piattaforma propria, La energía que te espera, che offre contenuti allineati alle loro motivazioni, dal momento che tendono ad approfittare delle proprie vacanze per cercare spazi dall'alto valore ecologico e conoscere attrattive della natura autoctona.
Inoltre, questo profilo di visitatori ricerca la ricarica di energie interiori mediante un tipo di esercizio fisico che si ispira allo yoga, la cura del corpo e della mente attraverso il rilassamento, la contemplazione e la neutralizzazione dello stress.
La nuova iniziativa promozionale può contare sul finanziamento dell'85% da parte del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale.

domenica 9 giugno 2019

ECCO COM'È GRAN CANARIA VISTA DAL DRONE A 360°

                       

Che magnifiche immagini può catturare dall'alto un drone aereo! Eccone uno splendido esempio. In questo video potete ammirare in breve le straordinarie e selvagge bellezze di Gran Canaria. Si comincia dalle zone aspre e montagnose dei barranchi, si può poi quasi toccare con mano il Roque Nublo (il mastodontico sperone roccioso che domina l'isola e ne è un po' l'emblema), si ammirano i villaggi dalle case bianche sparse qua e là sulle colline e le magnifiche foreste di pini (non sembra d'essere sulle Alpi?),  infine si passa alla “zona mare”, quella più conosciuta e “scontata”, ma pur sempre affascinante, soprattutto quando la si scopre per la prima volta. In particolare, si può ammirare la zona Sud dell'isola, quella frequentata da milioni di turisti ogni anno, dove agli scorci rocciosi su cui si ergono le case come fossero guardiane dell'isola si alternano le dune di Maspalomas, con il loro ambiente così particolare e alla cui estremità sorgono le grandi strutture alberghiere. È proprio come dicono: Gran Canaria è un'isola che racchiude un continente in miniatura. Ed è la meta ideale per una vacanza ricca di sorprese e avventure, da ricordare per sempre.  





PROTESTA DEL WWF: LA PLASTICA "INGHIOTTE” LE SCULTURE DEL MUSEO SOMMERSO DI LANZAROTE

                      

Le sculture umane del Museo sommerso di Lanzarote sono apparse nei giorni scorsi “soffocate” dalla plastica, in una performance realizzata in occasione del Giorno degli Oceani da subacquei volontari del WWF, per denunciare l'importanza del problema legato alla contaminazione delle acque marine. Ecco il video dalle immagini suggestive. E c'è anche l'indicazione di una petizione da firmare, se si vuole contribuire a bloccare lo scempio che si sta attuando a danno dei mari e dei suoi abitanti con questo mare di plastica che l'uomo vi riversa dissennatamente giorno dopo giorno, condannando l'ambiente e se stesso a gravissimi rischi per la stessa vita.

venerdì 1 marzo 2019

GRIDO D'ALLARME DA LA GRACIOSA: UN MARE DI PLASTICA TRA LE ONDE


L'arcipelago Chinijo (ossia quel gruppo di piccole isole - Montaña Clara, Alegranza e La Graciosa, oltre agli isolotti di Roque del Este e Roque del Oeste - situate a Nord-est di Lanzarote) è non solo il più esteso spazio di biodiversità delle Canarie, ma purtroppo potrebbe diventare anche un “paradiso” per le microplastiche, piccole particelle che derivano dalla decomposizione di oggetti più grandi fatti con questo materiale, che spesso giungono fino ai suoi litorali spinte dalle correnti marine da Nord Africa e Sud Europa continentale, oltre che dal Golfo del Messico. Ma il fatto che a volte giungano qui da lontane parti del mondo non può lasciare tranquilli gli abitanti che, seppure non siano responsabili diretti del problema, si stanno rendendo sempre più conto che il problema dell'inquinamento marino causato dalla microplastica è serio e globale. L'arcipelago è un po', in negativo ovviamente, il “laboratorio” in cui sembra potersi manifestare uno dei problemi più gravi della nostra era. In realtà tutti noi dovremmo riflettere con attenzione su questo fenomeno, che si sta rivelando sempre più preoccupante.
I volontari locali già da molti anni partecipano a iniziative per ripulire le spiagge, la più recente delle quali si è tenuta proprio nei giorni scorsi. E infatti le spiagge del piccolo arcipelago sono pulitissime, un vero eden per chi ha la fortuna di trascorrere qualche giorno di vacanza qui e, soprattutto, per i pochi abitanti.
«Il mare porta ogni giorno un po' di questi scarti, e dunque l'opera di pulizia deve essere continua» spiega Alexis Rivera,  biologo responsabile di progetti di conservazione del WWF locale. «Ultimamente ha restituito, per esempio, il paraurti di una macchina, alcuni frigoriferi e diversi tubi al neon».
Sull'arenile di Playa Lambra, situata al Nord-Est di La Graciosa, sono arrivati però anche tappi di bottiglie e di tubetti da dentifricio, contenitori di collirio, blister di compresse, cotton fioc per le orecchie, e tanti altri oggetti ancora.
Si calcola che ogni marea porti in media sulle spiagge Canarie fino a 120 g di piccolissimi pezzetti di plastica per metro quadrato di sabbia. A riprova, ripeto, che ormai l'inquinamento degli Oceani da microplastica è arrivato a un livello davvero allarmante. Anche perché il plancton marino e altri organismi terrestri della catena trofica possono incorporare tali residui, e le sostanze tossiche associate, alla catena alimentare.
Inoltre, in particolare a La Graciosa, alla quantità di residui di microplastica portata dalle maree, si somma l'impatto ambientale che deriva dall'arrivo ogni giorno dei visitatori, non tutti attenti alla cura e conservazione dell'ambiente e alla raccolta dei propri rifiuti. Anche per questo recentemente si è deciso di razionalizzare gli arrivi sull'isola. Preservare questo autentico paradiso è una necessità urgente. Come è urgente la presa di consapevolezza da parte della popolazione mondiale di quanto sia necessario limitare il più possibile l'uso della plastica e, in ogni caso, permettere che venga riciclata, evitando in ogni caso di abbandonarla nell'ambiente, come ancora tante persone fanno, purtroppo.

 

venerdì 17 agosto 2018

UNA VITA DA ROMANZO QUELLA DI JOSÉ MANUEL GARCÍA PERUYERA, SFUGGITO DA RAGAZZO ALLE VIOLENZE DEI NAZISTI



È l'unico spagnolo ancora vivente tra coloro che sono sopravvissuti all'olocausto nazista. Ecco la straordinaria storia di un bambino spagnolo di parecchi decenni fa, ex orfano di guerra che, nella sua infanzia e adolescenza ha dovuto soffrire traversie e crudeltà di ogni genere, degne di un best seller della narrativa e che hanno messo tante volte a repentaglio la sua vita, anche se poi il protagonista è riuscito a rifarsi una vita e a diventare un simpatico signore di una certa età. Che però adesso, dalla sua casa di Las Palmas de Gran Canaria, mette giustamente in guardia dai pericoli e dalle crudeltà che comporta ogni tipo di conflitto armato soprattutto i giovani, perché non dimentichino quello che di terribile è accaduto. Parliamo di José Manuel García Peruyera, 90 anni compiuti il 24 maggio scorso. Vive in un appartamento vicino a Mesa y López, un'arteria stradale arcinota della capitale grancanaria, in pieno centro città.
Orfano a soli 8 anni di età, questo asturiano è stato vittima delle guerre che si sono succedute nel secolo scorso, fin dall'inizio della sua età della ragione. Una bomba mise fine alla sua famiglia durante l'assedio di Oviedo, in piena guerra civile spagnola, e ciò significò per lui trovarsi completamente solo in una terra di nessuno, come tanti altri figli della guerra. In fuga da Oviedo verso Gijón, alla ricerca di alcuni amici dei suoi genitori, fu prelevato assieme a tanti altri bambini come lui dai camion della CNT, ovvero dai repubblicani e dai socialisti, i quali volevano mettere in salvo questi sventurati ragazzini portandoli al porto di El Musel, a Gijón appunto, dove molte imbarcazioni erano in attesa di portali via, lontano dalla guerra. Nel 1937, circa 12 mila bambini asturiani furono messi in salvo in questo modo. In parte giunsero in Russia, altri in Inghilterra e altri ancora, come José Manuel, in Francia.
Ma i bimbi che riuscirono ad arrivare vivi in Francia lo fecero in un pessimo stato di salute. Furono trasferiti in un ospedale a Versailles, dove vennero messi in quarantena. Da lì, una volta rimesso in salute, José Manuel fu destinato a vari campi di concentramento, da Perpignan fino a Nizza, destinati agli spagnoli che uscivano dalla guerra. Lì la vita era dura, e si soffriva molto la fame e il freddo, ricorda José Manuel. Per tutto quel periodo visse in uno stato di vera vicinanza  con la morte, che però non sopraggiunse mai, nonostante José Manuel si sentisse come “un morto vivente”.
Era sopravvissuto alla guerra nel suo Paese, ma altri pericoli peggiori erano in agguato per lui. Quando i tedeschi occuparono la Francia, misero le mani sui campi di concentramento e selezionarono prigionieri per mandarli come schiavi in Germania. Fu così che José Manuel cadde dalla padella nella brace.
In territorio nazista, venne incaricato di lavori che andavano dalle pulizie alla raccolta dei denti d'oro e dei gioielli dai corpi degli ebrei uccisi. Tutto ciò che i tedeschi, vere bestie, ordinavano i ragazzini terrorizzati dovevano eseguire. Ma soprattutto temevano le attenzioni morbose dei tedeschi pedofili. È questo uno dei peggiori ricordi di José Manuel. «Oggi che sono ancora vivo lo posso raccontare» afferma. «Quello che i tedeschi fecero ai bambini spagnoli nei campi di concentramento nazisti fu il peggio che un essere umano possa compiere. Io stesso fui violentato da uno spagnolo che obbediva ai tedeschi. Fu un vero incubo. Ma noi che colpa avevamo? Non eravamo noi ad aver fatto la guerra».
Il campo di sterminio di Mauthausen era uno dei già temuti, perché di solito chi entrava lì non ne usciva vivo. In quel posto orribile José Manuel potè vedere vari gerarchi nazisti, da Heirich Himmler a Josef Mengele. Quelli di alto rango come loro avevano l'ossessione di raccogliere tutto l'oro che potevano dai corpi delle vittime innocenti della loro barbarie. «Io stesso ho visto come Himmler entrava nella stanza dove era ammassato tutto quell'oro e ne usciva con delle borse piene» racconta José Manuel. «L'oro era l'unica cosa che importava a questi criminali».
Dopo essere stato miracolosamente liberato, per José Manuel è cominciata una lunga avventura per i mari di tutto il mondo. Si imbarcò infatti come addetto alla cucina su varie navi, e nel corso dei numerosi viaggi ha potuto mettere da parte una discreta fortuna. Durante le soste nei porti di così tanti Paesi ha potuto conoscere le Canarie, terra della quale si è innamorato. Nel corso della sua lunga esistenza è vissuto tra la Costa Rica, dove si è sposato, e Las Palmas de Gran Canaria. Ora riceve una pensione dalla Germania, per essere stato prigioniero nei campi di concentramento nazisti, dalla Spagna come orfano di guerra, e anche dalla Francia. Durante tutti questi anni ha tenuto numerose conferenze in vari Paesi europei, perfino in Germania, nel corso delle quali ha sempre raccontato la sua avventurosa esistenza e gli orrori delle guerre alle quali è sopravvissuto. Ancora adesso a distanza di tanti anni da quei fatti, racconta, i ricordi spesso si tramutano in incubi veri e propri.
«A Las Palmas de Gran Canaria sto molto bene» assicura però. «E per fortuna qui ho tanti amici e una famiglia che si prende molta cura di un uomo anziano come me».

mercoledì 8 agosto 2018

L'HOTEL PIÙ ROMANTICO DI SPAGNA? ECCOLO, È A LANZAROTE




Secondo le recensioni pubblicate quest'anno da Trip Advisor, è il grazioso ed elegante hotel Lani's Suites de Luxe, di Puerto del Carmen (Tías), la struttura alberghiera più romantica di Spagna, al secondo posto in classifica in Europa e al terzo nel mondo. E, poi, sempre al primo posto come piccola struttura alberghiera in Spagna, all'ottavo in Europa e al ventesimo nel mondo. Riconoscimenti importanti, che rendono orgoglioso Kumar Dadlani, l'impresario che lo ha creato e inaugurato nell'aprile del 2015.
È dotato di 25 camere che possono accogliere al massimo 60 ospiti (non sono ammessi i minori di 16 anni). A suo favore, la struttura dispone di un'ubicazione spettacolare, in prima linea sulla costa di San Valentín, di un ristorante di primo livello, di un centro benessere e di un personale attento, disponibilissimo e solerte nel rendere questo spazio un luogo piacevolissimo per gli ospiti, sotto la direzione di Víctor Rebollo.
A frequentarlo, oltre ai turisti provenienti dalla penisola iberica, sono soprattutto inglesi, tedeschi e francesi. Per maggiori informazioni: www.lanissuites.com