mercoledì 1 marzo 2017

DRAG SETHLAS, IL VINCITORE DELLA GALA DRAG QUEEN 2017 AL CARNEVALE DI LAS PALMAS CON UN'ESIBIZIONE “SCANDALO”



Si chiama Borja Casillas, ha 26 anni ed è di Las Palmas de Gran Canaria, Sethlas, il Drag Queen 2017, che passerà alla storia del Carnevale locale per la sua esibizione come Vergine Maria e poi Gesù Cristo crocifisso sulle note di Like a Prayer di Madonna, che sta suscitando tante polemiche nell'arcipelago. Ballerino, maestro di ballo e delle scuole elementari, sta studiando per ottenere uno speciale diploma che gli permetterà di insegnare religione. Vediamo di conoscerlo meglio.
Come ti sei sentito durante lo spettacolo della Gala Drag?
«Ero emozionato, ma non più di tanto. Speravo di vincere, ovviamente, ma mi sarei accontentato di un buon piazzamento sui miei colleghi Drag, e gli applausi del pubblico per me erano già un premio grandissimo».
Quando hai cominciato a preparare la tua esibizione?
«A dire il vero l'avevo già in mente da diversi anni. Nel maggio scorso mi sono recato in Turchia per comperare tutti i materiali necessari per confezionare il costume, perché lì ci sono tessuti di qualità. Poi, subito dopo, io e la mia équipe abbiamo cominciato a lavorare sodo».  
Da dove hai avuto l'ispirazione per questo spettacolo così dissacrante, almeno secondo certuni. 
«Non lo so. È venuta così, per caso. Mi sono detto che dovevo fare qualche cosa di diverso, qualcosa che nessuno avrebbe osato fare mai. E ho deciso di osare».
Però molti sono addolorati e perfino indignati per la tua esibizione.  Come alcuni politici e il vescovo delle Canarie. Hai qualcosa da dire loro? 
«Dico semplicemente che io li rispetto e che vorrei rispetto da loro. Rispetto e tolleranza».
C'è chi si chiede che cosa sarebbe successo se tu ti fossi vestito da Maometto e non da Madonna e Gesù Cristo.
«Proprio non saprei. Era questo che avevo in mente. Io non mi domando che cosa sarebbe successo della Spagna se i politici non avessero rubato o non fossero corrotti. Ciascuno con il suo e Dio con tutti».
Molti possono pensare che la tua esibizione sia stata una strizzatina d'occhio alla Chiesa perché accetti i fedeli omosessuali.
«Per me è stata semplicemente una forma di espressione, un fare qualche cosa di diverso. Non avevo l'intenzione di offendere nessuno. È stata arte, e l'arte è arte. Adesso posso dire d'essere il ventesimo vincitore Drag nella storia del Carnevale di Las Palmas. L'anno scorso ero arrivato secondo, quest'anno il mio sogno si è avverato».
Con la tua qualificazione hai vinto una bella somma, e adesso che cosa ne farai? 
«L'assegno è stato davvero una bella sorpresa. Non so ancora che cosa ne farò. Probabilmente andrò a fare una bella vacanza. Assieme ai miei collaboratori, naturalmente».
L'esibizione di Drag Sethlas ha fatto infuriare il vescovo della Diocesi delle Canarie, che ha detto di aver vissuto il peggior giorno della sua permanenza nell'arcipelago dopo quello della tragedia aerea che avvenne alcuni anni fa all'atterraggio a Madrid di un volo da Las Palmas della Spanair, su cui viaggiavano molti canari in gran parte deceduti nell'impatto dell'aereo al suolo. Ma anche alcune importanti autorità locali hanno manifestato il loro disappunto critico, a partire dal presidente del Cabildo di Tenerife, Carlos Alonso, fino a al presidente del Cabildo di Gran Canaria, Antonio Morales.
Perfino alcuni esponenti del Gobierno de Canarias, come la delegata Mercedes Roldós del PP, Partito Popolare, ha chiesto a titolo personale che il Carnevale Canarie, pur conservando la caratteristica «trasgressiva» che questa festa mantiene, «rispetti le convinzioni intime e personali di tutti». E ha aggiunto che un gruppo di avvocati cristiani sta valutando di ricorrere al Codice Penale nel chiedere alla Fiscalía di esaminare la posizione di Drag Sethlas e una possibile denuncia a suo carico per “offesa ai sentimenti religiosi”.
Ma c'è chi naturalmente lo difende e afferma che il Carnevale è da sempre una manifestazione dissacratoria e che non bisogna confondere ciò che avviene al suo interno con altri ambiti, come per esempio la religione o la politica. E chi ha perfino di vergognoso attacco omofobo nei confronti di Drag Sethlas.
Ma tant'è. Forse Drag Sethlas cercava la polemica e certamente l'ha avuta. Ha potuto contare fin dal primo momento della sua partecipazione sulla complicità dei social, nei quali le sue foto hanno avuto immediatamente una diffusione virale fino a farlo diventare una trending topic mondiale. Il pubblico presente e quello a casa, attraverso il televoto, hanno poi decretato il suo schiacciante successo sugli altri drag concorrenti.


                      

FUERTEVENTURA, UN ANGOLO DI SAHARA IN UN MARE DAI COLORI CARAIBICI



La cosa certa è che il deserto del Sahara è ad appena 100 chilometri di distanza e questo ha regalato a Fuerteventura un mix di paesaggi e ambienti in cui questa vicinanza fisica risulta palpabile, un parallelismo di spiagge e montagne che ha il suo massimo nell'estremo Nord dell'isola. La sabbia bianca, qui, si impossessa del paesaggio e le dune disegnano un profilo di dolci e candide curve che ricordano, punto, le atmosfere sahariane. E invece no. Tutto questo è Fuerteventura, un'isola sorprendente che offre, tra le tante altre cose, ecosistemi di rara bellezza in cui si impone l'estetica minimalista degli spazi aridi. Le dune di Corralejo, assieme alla vicina isoletta di Lobos, formano uno dei parchi naturali più sorprendenti dell'isola e di tutte le Canarie. Prossimo a uno dei centri di vacanza più importanti dell'isola, questa striscia di sabbia poco più di otto chilometri di lunghezza e tre di larghezza è un'oasi naturale in una zona altamente turistica. In totale si tratta di 2.668,7 ettari di grande importanza geologica e biologica. Il suo valore ambientale più importante è rappresentato dal suo campo di spiagge e dune mobili e di fossili. A Sud confina con il paesaggio vulcanico e arido di Montaña Roja e al Nord con il villaggio di Corralejo.
Si tratta di sabbia di origine organica che si è formata con il resto di conchiglie e scheletri di milioni di animali marini che la corrente ha depositato qui. Da qui il suo colore biancastro. Spiagge davvero impressionanti. E questo è forse uno degli elementi che fanno sì che sia irrinunciabile osare camminare per questo luogo. È infatti consigliabile percorrere lunghi tratti tra queste dune e approfittare della solitudine per fare un tuffo idilliaco nelle loro acque. C'è forse qualcosa di più esclusivo che disporre di una spiaggia propria? A Fuerteventura questo è possibile.
Alla fine della camminata, se si arriva dal Nord, si incontrano le colate laviche e le pietre irregolari del vulcano che interrompono il morbido sentiero di sabbia bianca.
Ma nonostante le apparenze, questo angolo di Fuerteventura è ben lungi da essere un deserto. Ci sono piante lussureggianti che lo hanno scelto come propria dimora, alcune così uniche da crescere solo in quest'isola. Si tratta di una flora molto speciale, che ne sopporta le dure condizioni climatiche, caratterizzate da scarsità di piogge, e la costante influenza del mare e dell'umidità salmastra che da questo proviene. Giunchiglie, cipollotti stellati, spini marini e così via sono i protagonisti vegetali di un ecosistema estremo. E tutti sappiamo che se c'è del verde, c'è sempre vita. Tra la fauna è da sottolineare la presenza di varie specie di volatili terrestri e del litorale, in particolare della Hubara canaria, un uccello endemico che si può osservare solo a Fuerteventura e Lanzarote. Questa ricchezza ha fatto sì che al parco naturale venisse attribuito la qualifica di Zona di speciale importanza per la protezione dei volatili. Ma anche il mondo dei rettili vi è rappresentato grazie alla presenza del Perenquén rugoso e del Lagarto de Haría, anche questi endemici.



                     

venerdì 18 novembre 2016

“GRACIAS TIERRA”, UN VIDEO CHE CELEBRA LA MADRE TERRA PROMUOVENDO LE STRAORDINARIE BELLEZZE DELLE CANARIE

                     
                    

Si chiama Gracias Tierra il video promozionale, realizzato da Promotur Turismo de Canarias e premiato con il Maimónides de Plata al primo Festival di Cortometraggi che si è svolto recentemente a Córdoba. Presentato nella sezione ufficiale Spot e Cortometraggi per la promozione turistica riervata esclusivamente alle istituzioni, il video è stato girato per commemorare il Giorno della Madre Terra che si celebra ogni 22 Aprile e in pochi minuti, nelle sue meravigliose immagini, mostra alcune tra le bellezze più suggestive e affascinanti delle isole Canarie come messaggio di ringraziamento rivolto al pianeta per la straordinaria bio-diversità naturale di cui l'arcipelago può disporre. La produzione audiovisiva, realizzata in spagnolo, inglese e tedesco, si inserisce nella categoria Turismo en Espacios Naturales del Plan de Marketing della marca turistica Islas Canarias per il 2016, che include le piattaforme di comunicazione “La energía que te espera” e “Senderos de verdad que parecen de mentira”, ed è stata realizzata utilizzando le immagini di luoghi naturali tratte dal grande archivio di Promotur. Il suo obiettivo secondario è, naturalmente, la promozione delle isole Canarie, rivolta ai potenziali turisti dei diversi mercati europei mediante la diffusione della loro straordinaria ricchezza paesaggistica.

KEVIN PRINCE BOATENG, NUOVA STELLA DELL' UD GRAN CANARIA: «È QUI IL MIO POSTO IDEALE»


«Ho scelto questa squadra perché qui mi sono sentito subito amato» aveva detto lo scorso agosto, durante la presentazione ufficiale a una conferenza stampa, subito dopo il suo ingaggio da parte della UD (Unión Deportiva) Las Palmas. «Qualunque ruolo il mister sceglierà per me, mi andrà bene. Sono già concentrato sulla prima partita, che affronterò con tutte le mie energie». Fin da subito Kevin Prince Boateng si è integrato perfettamente nella nuova squadra in cui gioca da quest'anno, e in poco tempo ha regalato ai suoi tifosi tante emozioni con una già lunga serie di gol degna del gran campione qual è. Ma non solo: con la sua famiglia, la moglie, la show girl, modella e attrice italiana Melissa Satta, e il loro bambino, qui a Gran Canaria ha trovato il posto ideale per vivere. Spesso, come documentano le foto pubblicate dal quotidiano La Provincia, assieme fanno escursioni nei posti più caratteristici dell'isola, intenzionati a conoscerla sempre meglio, anche negli angoli più nascosti e meno conosciuti. Il clima di Gran Canaria, riconosciuto come tra i migliori al mondo, e l'astosfera serena e rilassata che vi si respira stanno facendo bene sia all'ex giocatore tedesco-ghanese del Milan, che con la maglia gialla delle UD Las Palmas  è diventato il nuovo idolo dei sostenitori della squadra grancanaria, sia ai suoi familiari.
«Sono davvero contento di vivere qui perché la gente è molto cordiale e gentile con me e con la mia famiglia» dice Boateng. «Ho avuto un' ottima impressione già al mio arrivo all'aeroporto, la scorsa estate, quando non mi è parso vero di vedere una leggenda del calcio al pari di Messi, Ronaldo o Zidane come Juan Carlos Valerón accogliermi e portarmi la valigia. Un'attenzione che solo qui hanno avuto per me. E poi mi sono anche emozionato durante la mia presentazione ufficiale davanti a migliaia di tifosi della UD Las Palmas radunati nello stadio della capitale grancanaria, le cui porte sono rimaste aperte a tutti coloro che volevano assistere alla manifestazione. Un'esperienza indimenticabile e una circostanza, a quanto mi dicono, del tutto eccezionale. Sono sicuro che Gran Canaria mi porterà fortuna».
E allora… in bocca al lupo, Kevin Prince Boateng. Continua così!



Qui sopra, la show girl italiana Melissa Satta
 durante un'escursione nella parte interna di Gran Canaria
 assieme al marito, il calciatore
Kevin Prince Boateng, e al loro bambino (in alto).  



“AMY LIVES”: I MUSICISTI CHE HANNO SUONATO CON LA GRANDE WINEHOUSE LA RICORDANO ESEGUENDO LE CANZONI CHE L'HANNO RESA FAMOSA



Sopra, alcuni esponenti del gruppo Amy Lives,
protagonista di due concerti a Gran Canaria e Tenerife, all'arrivo
all'hotel Santa Catalina di Las Palmas.
In alto,  la cantante e compositrice inglese Amy Winehouse,
deceduta cinque anni fa.

La maggior parte dei musicisti che hanno accompagnato nei suoi concerti la sfortunata Amy Winehouse, deceduta cinque anni fa, sono in questi giorni a Las Palmas de Gran Canaria e Tenerife e terranno due concerti assieme ad altri musicisti con i quali formano la band Amy Lives. Il loro fine è continuare a suonare e far evolvere la musica di Amy, alla quale ovviamente non pretendono di sostituirsi. Il batterista Nathan Allen, il chitarrista Robin Banerjee, il tastierista Xantoné Blacq, la vocalista italiana Manuela Panizzo e colui che fu il direttore musicale della compositrice e cantante inglese, Dale Davis, assieme a Frank Walden, Henry Collins e Alex Bonfanti, cercheranno di trasmettere al pubblico canario l'energia e la forza che Amy diffondeva attorno a sé con le sue canzoni.
Durante la conferenza stampa di presentazione dei due concerti che il complesso Amy Lives tiene in questi giorni nel teatro Pérez Galdós a Las Palmas de Gran Canaria e nella piazza del Cristo de San Cristóbal a La Laguna (Tenerife), Allen ha ricordato come Amy Winehouse sia stata la prima grande artista con cui ha suonato dopo l'Università e ha sottolineato come abbia seguito la sua evoluzione artistica dagli esordi fino al suo trionfo in tutto il mondo. Ha raccontato di aver conosciuto Amy quando lei aveva appena 17 anni e ha sottolineato come pochi artisti a quell'età hanno il coraggio o la sfrontatezza di affrontare un grande pubblico sulla scena, come li ha avuti lei.
Per Banerjee, che fu il suo chitarrista tra il 2006 e il 2008, lavorare con la grande e indimenticabile artista è stata una esperienza “commovente”. Il musicista ha rivelato come Amy Winehouse fosse una persona affettuosa e materna, che si occupava molto di chi le stava attorno.
Il suo direttore musicale e grande amico, Dale Davis, ha detto che, a distanza di cinque anni dalla sua scomparsa, ogni giorno pensa a Amy, che ha definito come una persona fantastica e molto gentile.
Xantoné Blancq lamenta il fatto che non si sia mai parlato abbastanza di come Amy fosse disponibile verso le persone del suo entourage né del coraggio e della forza che aveva in sé. E ha aggiunto che, sebbene molti si domandino ancora adesso come mai Amy abbia avuto tanto successo, a partire dalla pubblicazione della sua seconda fatica discografica Black to Black risalente a una decina d'anni fa, Amy non poteva non diventare così popolare, vista la forza che trasmetteva alle proprie canzoni e con la quale raccontava anche i lati oscuri della propria vita.
Infine, la vocalista italiana Manuela Panizzo (nella foto in basso con il tastierista Xantoné Blacq) ha rivelato di condividere con Amy la passione per il jazz e il soul, e ha aggiunto di non voler assolutamente sostituirsi a lei, ma di volerne far rivivere la grandezza interpretando al meglio possibile le indimenticabili canzoni che l'hanno resa famosa.




mercoledì 31 agosto 2016

LE “INVISIBILI” PIRAMIDI DI GUĺMAR NEL RACCONTO DI THOR HEYERDAHL


Ecco come l'esploratore norvegese Thor Heyerdahl* (foto sopra) raccontava la scoperta delle “invisibili” piramidi di Guímar, sull'isola di Tenerife, sfuggite perfino all'osservazione degli studiosi dell'Università La Laguna.

Un solo oceano mancava alla mia ricerca lunga una vita. Di fronte a un solo oceano i navigatori adoratori del sole, che hanno innalzato piramidi a gradoni in qualunque luogo i venti, le correnti e la loro perizia li avevano condotti, pareva non avessero lasciato monumenti in onore del loro dio prima che gli europei arrivassero e si dichiarassero “scopritori”: l'Atlantico. Ma ancora una volta la realtà ha saputo superare la fantasia. Improvvisamente, quasi magicamente, una piramide di solida pietra perfettamente preservata mi si è parata di fronte agli occhi nel bel mezzo di una città, su un'isola dell'Atlantico dove giungono ogni anno due milioni di turisti e con un'eccezionale università a mezz'ora d'auto di distanza! La sensazione che si trattasse di magia era enfatizzata dal fatto che questa volta non era stato né il governo né uno scienziato curioso a portarmi a una simile scoperta, ma un gruppo esoterico che era stato attratto da queste strane strutture e le aveva elette a proprio sito per la meditazione.
Il discendente di uno ei primi conquistatori delle isole Canarie, Emiliano Bethencourt, aveva recentemente fondato la Confederazione internazionale di Atlantide e, con un piede nella Terra perduta e un altro nella più realistica ricerca storico-archeologica, stava raccogliendo prove che la misconosciuta popolazione aborigena delle Canarie, i cosiddetti Guanci, aveva costruito piramidi a gradoni e terrazze in pietra su cui venivano celebrate danze e cerimonie in adorazione del dio sole molto prima dell'arrivo degli europei. Portato da alcuni membri della setta esoterica a vedere le impressionanti strutture di Chacona, nel bel mezzo della città di Guímar a Tenerife, egli incoraggiò uno dei suoi amici a raccontare la suggestione “metafisica” di quel sito nella sua rubrica dedicata al paranormale su un quotidiano locale. L'articolo, proprio a causa del contesto, era certo destinato a passare inosservato se non avesse contenuto anche una fotografia che, vista da un turista curioso, è stata diligentemente ritagliata e speditami per posta.
Il mio primo impulso, una volta vista la foto, fu quello di ritenerla uno scherzo: la fotografia evidentemente era stata fatta in Messico oppure un miliardario eccentrico aveva fatto costruire delle piramidi a Tenerife per uno suo sfizio personale. Telefonai comunque a un mio vecchio amico, l'armatore norvegese Fred Olsen, che possiede alcune proprietà alle Canarie. Non avevo ancora guardato per la seconda volta le nuove immagini che mi erano state mandate, questa volta staccate dalla sua famiglia, che ero già a Tenerife assieme a Bethencourt, di fronte alla piramidi di Chacona.
Secondo alcuni, erano state costruite alla fine del secolo da un isolano tornato dall'America, ricco al punto da riempire d'oro la stiva di una nave e di far costruire qui piramidi come quelle che aveva visto laggiù. Seppi più tardi che il ricco emigrante era stato in Venezuela, dove non ci sono piramidi.
Quella sera stessa andai da solo a visitare le imponenti e misteriose strutture di pietra che tutti avevano sotto gli occhi e che nessuno pareva avere mai visto fino ad allora. Ce n'erano parecchie intorno disposte su terrapieni e separate da una piccola valle. Improvvisamente un uomo alto dai capelli biondi apparve al mio fianco e mi chiamò per nome. «Chi sei?», gli chiesi. «Sono un Guanci», mi rispose come se fosse davvero un fantasma del passato. «Credevo non ci fossero più Guanci», dissi, «mi hanno detto che furono tutti sterminati dai conquistatori spagnoli». «Sono un Guanci da parte di madre e di padre» sottolineò lui pacato e io mi sentii obbligato a chiedere: «Allora tu puoi dirmi chi costruì queste piramidi?». Restò in silenzio per un lungo momento poi disse: «Si dice che si tratti soltanto di mucchi di pietre accumulate dai contadini per ripulire i campi…». «E tu ci credi?», gli chiesi guardandolo dritto negli occhi. Egli sostenne il mio sguardo e scosse la testa: «Forse però è stato un bene che questo sia stato creduto».
Da allora capii che una parte della popolazione locale aveva protetto queste antiche strutture pre-cristiane da chi forse avrebbe potuto distruggerle se ne avesse conosciuta la destinazione originaria.
Fred Olsen nel frattempo ha acquistato l'intera area di Chacona nell'intento di proteggerla e ne ha fatto un parco archeologico. E quando i ricercatori dell'Università La Laguna si unirono finalmente a noi per iniziare lo scavo non fu difficile scoprire che non si trattava di mucchi di pietre sovrapposte, ma di strutture architettoniche orientate verso il sole, fatte di pietra amalgamata con ghiaia e argilla, rivestite esternamente con blocchi di lava con la parte a vista ben smussata e in allineamento tanto perfetto da da essere necessaria la perizia di un ottimo muratore dotato di spago e picchetti. Le fessure tra questi sono riempite da frammenti più piccoli, gli angoli sono pietre angolari ben tagliate e le scalinate cerimoniali salgono da ovest a est fino alla cima di ogni piramide, perfettamente piatta e pavimentata per la danza o altri rituali.
Non abbiamo trovato materiale adatto alla datazione con il radio-carbonio, perciò per ora non possiamo dire quando queste piramidi furono costruite. Probabilmente si tratta di monumenti più etnografici che archeologici. Anche se sono probabilmente gli ultimi resti di una antichissima tradizione, è possibile che fossero ancora in uso quando il primo spagnolo approdò sulle isole.
Resta in sospeso una domanda. La domanda che mi porto dietro da tutta la vita: chi furono quei navigatori costruttori di piramidi che qui alle Canarie come in Perù, nell'Asia come nella Polinesia, amavano attraversare l'oceano e adoravano il sole?

Thor Heyerdahl
(tratto da Airone Mare, Estate 1994)




Thor Heyerdahl (Larvik, 6 ottobre 1914  Colla Micheri, 18 aprile 2002) è stato un antropologo, esploratore, regista scrittore norvegese.
Biologo, specializzato all'Università di Oslo in antropologia delle isole del Pacifico, divenne in realtà famoso per la sua attività da archeologo. Infatti mise in discussione le teorie contemporanee sulla diffusione umana via mare sul pianeta, non esitando ad organizzare ardite navigazioni con natanti rudimentali per dimostrare la possibilità di viaggi transoceanici in epoca antica.
I suoi progetti navali si basavano su precise documentazioni storiche o protostoriche ed erano eseguiti con l'aiuto di maestranze indigene abili in lavorazioni simili a quelle antiche. I dubbi della comunità scientifica dell'epoca si riferivano generalmente all'uso di materiali poco noti e ritenuti inaffidabili quali legno di balsapapiro e giunco.
Fu anche autore di documentari sulle sue spedizioni. Kon-Tiki ricevette l'Oscar al miglior documentario nel 1952,[1] mentre Ra(The RA Expeditions) fu candidato allo stesso premio nel 1972.[2]
Nel 1970, con un'imbarcazione di papiro come quelle usate dagli antichi Egizi, il Ra II, attraversò l'oceano Atlantico dalMarocco alle Antille. Nel 1977 un'altra imbarcazione di Giunchi, il Tigris, navigò dalle rovine di Babilonia (Iraq) alle Maldive e da lì a Gibuti.
Grazie alla spettacolarità delle sue imprese, documentate ed esposte nel Kon-Tiki Museet di Oslo, molte delle sue teorie, soprattutto sulle origini delle popolazioni polinesiane, risultarono le più diffuse, anche più di quanto meritassero in termini di conferma. Se, da un lato, gli sviluppi successivi dell'archeologia e della genetica (l'analisi del DNA mitocondriale ha rivelato che le popolazioni polinesiane sono arrivate da Occidente: Corno d'Africa, Centro Asia, India, Indonesia, Australia) sembrano smentire la sua teoria della discendenza delle popolazioni polinesiane e dell'Isola di Pasqua anche da popolazioni amerinde, dall'altro è certo che il suo contributo è indiscutibile sotto molti aspetti.
Ad esempio, la stagione di scavi del 1955 presso l'Isola di Pasqua, in assoluto la prima vera campagna archeologica, ha permesso di chiarire molti aspetti rendendo possibili gli studi successivi, anche quelli che hanno prodotto smentite di alcune sue conclusioni. I suoi studi e le sue spedizioni hanno comunque dimostrato che in epoche molto antiche le rotte marine erano solcate abitualmente e che gli scambi culturali erano molto più fiorenti di quanto si pensasse.
(da Wikipedia)

giovedì 18 agosto 2016

I GUANCI E LE PIRAMIDI CHE COSTRUIRONO A GUĺMAR, SULL'ISOLA DI TENERIFE: IL MISTERO CONTINUA




Immagino avrete sentito parlare dei Guanci, gli antichi e misteriosi abitanti aborigeni delle Canarie, dalle origini sconosciute e poi sterminati durante la colonizzazione spagnola. A me la loro storia ha sempre affascinato e, sorpresa, in un vecchio numero della rivista Airone mare, risalente addirittura all'estate del 1994, ho trovato due articoli molto importanti ed esplicativi su di loro. Mi prendo la briga di riportarli qui, essendo molto lunghi. Ma penso possano dare un contributo alla conoscenza di queste magnifiche isole con la loro significativa storia, troppo spesso conosciute solo per i divertimenti che ora offrono a un turismo di massa, e non per la loro importanza nel mondo antico (e moderno). Ecco dunque il primo dei articoli, di cui è autore l'importante storico Valerio Massimo Manfredi (in un post successivo, il secondo articolo).

di Valerio Massimo Manfredi
Erano lì, sotto gli occhi di tutti, probabilmente da parecchi secoli, e nessuno, si può dire, ci aveva fatto caso. Nemmeno gli studiosi dell'Università La Laguna di Tenerife che sorge a poco più di trenta chilometri di distanza. Ci voleva Thor Heyerdahl ad agitare le acque.
Le Canarie sono il ponte tra Vecchio e Nuovo Mondo, si sa che erano frequentate dai Fenici e dai Cartaginesi, grandi e audaci navigatori che vi facevano sosta nelle loro rotte verso il golfo di Guinea o forse addirittura verso terre ben più lontane. La presenza di piramidi a Tenerife non poteva non interessare l'esploratore norvegese che ha dedicato la vita a dimostrare i contatti tra le antiche civiltà attraverso gli oceani.
Era innanzitutto riuscito a convincere il suo amico Fred Olsen, il noto armatore miliardario, ad acquistare l'intera area in cui sorgevano i monumenti oltre a un vecchio edificio coloniale, forse la più antica costruzione dell'isola di Tenerife che avrebbe potuto ospitare, in futuro, un museo.
Nel 1992 iniziarono le operazioni di pulizia del grandioso complesso, che risultò esteso su una superficie di oltre quarantamila metri quadrati, costituito da una serie di piramidi a gradoni, da lunghe vie, da recinti di muro a secco.
Interpellati, gli studiosi dell'Università La Laguna avevano dato una spiegazione sconcertante: a loro avviso si trattava delle pietre rimosse dai campi dei contadini e ammucchiate in quel luogo. Heyerdahl, ovviamente, non vi credette per un solo momento: troppa era la perfezione delle strutture, il rigore delle forme, l'imponenza delle costruzioni perché si trattasse di casuali mucchi di pietre ammassate. Gli astronomi dell'università rilevarono ben presto che i maggiori monumenti erano perfettamente allineati con la posizione del sole durate il solstizio d'estate mentre un accurato esame delle piramidi permise di scoprire che in taluni casi la roccia sottostante era stata tagliata per mantenere l'allineamento con le strutture murarie. Purtroppo non c'era in nessun luogo uno strato archeologico che potesse essere oggetto di scavo per cui non fu possibile recuperare la cronologia dei monumenti. Appariva comunque abbastanza evidente che si trattava di manufatti di grande pregio e importanza e che, con ogni probabilità, la loro destinazione doveva essere stata di carattere rituale connesso alla civiltà aborigena delle isole Canarie: quella dei cosiddetti Guanci. Ed era forse anche in questo fatto la spiegazione dell'oblio in cui era stato tenuto per tanti anni un complesso monumentale di quell'importanza.
La Spagna franchista, rigidamente centralista, aveva sempre scoraggiato o avversato sia le autonomie sia le culture locali e quindi anche la cultura canaria. Basta incontrare oggi gli studiosi di antichità isolane per vedere come la valorizzazione della storia e dell'archeologia dell'arcipelago sia un tutt'uno con lo spirito autonomistico che rivendica alle Canarie l'indipendenza politica. Taluni si spingono al punto di sostenere che il popolo canario sia legato al mondo africano.
In realtà, degli antichi Guanci non resta praticamente traccia. Nella sfortunata lotta di resistenza contro gli invasori spagnoli nel corso del XIV e del XV secolo, gli aborigeni furono quasi completamente sterminati. Si può dire anzi che l'assoggettamento delle Canarie fu per gli Spagnoli una specie di prova generale per la successiva conquista del Nuovo Mondo.

Cancellati dalla storia. Di origine quasi certamente berbera, come dimostra il loro linguaggio, parzialmente conservato nelle opere degli storici della conquista, i Guanci erano una popolazione primitiva che abitava in tutte le isole dell'arcipelago vivendo prevalentemente di pastorizia e reggendosi con un sistema tribale a capo del quale c'era il guanarteme, ossia il re. Vestivano di pelli rozzamente conciate, si cibavano di farina di miglio bruciata sul fuoco (il gofio), veneravano divinità legate alla natura e imbalsamavano i cadaveri chiudendoli dentro sacche di pelle di capra o dentro sarcofagi scavati nei tronchi d'albero. Ignoravano del tutto la navigazione, tanto che resta ancora un mistero come abbiano potuto emigrare dall'Africa in numero significativo.
La prima esplorazione sicuramente documentata dell'arcipelago risale all'età di Augusto quando il re della Mauritania, Giuba II, alleato di Roma, navigò con una flotta da Mogador e descrisse le isole una per una identificandole poi con le mitiche Isole Fortunate, secondo la definizione di Esiodo che così indicava una sorta di paradiso terrestre degli antichi situato nell'estremo occidente oltre le colonne d'Ercole.
In realtà, stando alla testimonianza delle fonti, è lecito supporre che le Canarie fossero frequentate da molto prima che vi mettesse piede il re della Mauritania. I piloti della sua flotta, in primo luogo, erano certamente Fenici di Lixus o di Mogador, due città che erano quasi certamente la base di partenza per le rotte dell'oro che conducevano all'Africa equatoriale.
È difficile pensare che simili spedizioni, attestate da fonti sia greche sia puniche, ignorassero l'arcipelago canario, preziosa base intermedia per rifornimento di cibo e acqua. Particolarmente interessante è un passo di Pindaro dall'Olimpica II che racconta di un “cammino degli dei fino alla torre di Chronos”, nelle Isole Fortunate. Sappiamo che in età successive l'isola di Tenerife era nota anche come “isola di Saturno”, il dio assimilato al greco Chronos e a fenicio Baal. La “torre di Chronos” di cui parla Pindaro potrebbe essere la versione greca di un'espressione punica che suonava come “la torre di Baal” e che indicava il vulcano Teide nell'isola di Tenerife, vero e proprio punto di riferimento per la rotta verso le Canarie. La sua forma piramidale si accosta benissimo al concetto di torre (nel senso di ziggurat) e lo stesso Heyerdahl racconta che poche ore dopo essere salpato con il Ra da Safi vide all'orizzonte il Teide, coperto di neve e con la sua tipica forma a piramide.
L'opera di Giuba è purtroppo perduta, ma ne resta un breve riassunto nel libro IV nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Tra le altre cose vi si dice che il re trovò in una delle isole dei cani di grossa taglia e ne portò con sé alcune coppie per addestrarli essendo un appassionato cacciatore. E fu da quei cani che l'isola venne battezzata Canaria, nome che fu esteso in seguito a tutto l'arcipelago. Plinio non fa alcune menzione di abitanti ma in un passo successivo della sua opera ricorda un popolo dell'Africa occidentale detto dei Canarii, perché si nutrivano di interiora di animali come fanno i cani. In realtà è noto che ancora nel 1700 quella zona era abitata da un popolo detto Ganar e non possiamo escludere che dal nome dato a questa etnia derivi quello dell'arcipelago, piuttosto che dai cani giganti di Giuba. È interessante comunque notare che esiste tuttora una razza di cani aborigeni chiamati perros majoreros, animali di grossa taglia e di tipologia molossoide, molto simili a quelli rappresentati in un in un famoso bronzo della città di Volubilis in Marocco. Non si può escludere che fossero stati importati nelle isole dai navigatori fenici che li allevavano nel Vicino Oriente.
Quando nel XIV secolo una spedizione portoghese guidata dal capitano fiorentino Angiolino del Tegghia de' Corbizzi riscoprì le Canarie, il suo nocchiero, Niccoloso da Recco, stese un'accurata relazione che confluì poi in un'operetta del Boccaccio, il De Canaria, che potremmo considerare come il primo esempio moderno della letteratura delle scoperte. In questa relazione si racconta, fra le altre cose, che in un tempietto venne trovata la statua di un uomo nudo che teneva una sfera in una mano e copriva le vergogne con il tipico costume canario: una sorta di pantaloni fatti di foglie di palma. Con ogni probabilità si trattava di una statua antica, probabilmente romana, che rappresentava un imperatore e che i Guanci avevano abbigliato alla loro maniera identificandola con una qualche loro divinità.
Purtroppo la conquista spagnola disperse o distrusse in gran parte le testimonianze, certamente preziosissime, delle età più remote della storia insulare e l'occasione irripetibile che si presentò ai primi esploratori del Rinascimento di rilevare una situazione intatta da millenni andò purtroppo in massima parte sprecata. Oggi i reperti della archeologia insulare si trovano per la maggior parte riuniti nei due principali musei di Santa Cruz di Tenerife e di Las Palmas di Gran Canaria e comprendono soprattutto le mummie e i poveri corredi rinvenuti nelle sepolture degli aborigeni. Non sono però trascurabili le testimonianze risalenti all'età antica: una serie di anfore romane rinvenute prevalentemente nelle acque di Lanzarote e non poche iscrizioni romane graffite sulle rocce, sempre a Lanzarote.

Le piramidi dimenticate. È difficile stabilire quale fosse il significato del grande complesso monumentale di Guímar ora valorizzato da Thor Heyerdahl. Una possibilità si può però indovinare nelle descrizione delle isole fatta da Torriani, un architetto del '500: in una stampa è rappresentata una scena della tipica “lotta canaria”, uno sport in cui i contendenti si battono con lunghe pertiche sopra una piattaforma di pietra. Doveva essere, nell'antichità, una lotta rituale, un po' come erano i ludi ginnici presso gli antichi greci e aveva certamente un significato religioso. Può darsi che questo fosse lo scopo o uno degli scopi delle piramidi a gradoni esplorate da Heyerdahl, e presenti, sembra, in altre parti dell'isola.
Da dove gli aborigeni ne avessero derivata la tipologia è ancora un mistero e così pure la sofisticata tecnica di costruzione, assai singolare se si pensa che la cultura dei Guanci non è ritenuta superiore alla fase neolotica. Uomini dell'età della pietra che erigono templi e adorano il Sole? Le mitiche Isole Fortunate, prima descritte dai poeti e poi scoperte dai marinai, non hanno ancora svelato tutti i loro misteri.